Paura di Zweig in scena a Factory32

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In Paura Stefan Zweig (1881-1942) ci immerge in una Vienna di inizio secolo pervasa dagli influssi della psiconanalisi. Scritto nel 1913, pubblicato per la prima volta a Berlino nel 1920, il racconto ispirò diversi adattamenti cinematografici tra cui Angst, film muto del 1928 diretto da Hans Steinhoff, La Peur (1936) diretto da Victor Tourjansky, La paura (1954) diretto da Roberto Rossellini con Ingrid Bergman protagonista e un più recente La peur (1992) diretto da Daniel Vigne.
E’ andato in scena a Factory32 dal 17 al 19 maggio scorsi un adattamento teatrale del racconto, un progetto della direttrice artistica Valentina Pescetto con la regia di Alberto Oliva.
La storia è essenzialmente un tuffo nell’inferno di una donna risucchiata in una spirale di bugie. Irene Wagner (Monica Faggiani) è una perfetta moglie e madre alto-borghese che tradisce il consorte, Fritz (Arturo Di Tullio), noto avvocato, con Eduard (Gianluca Sollazzo), musicista in sospetto di narcisismo.

Una novella Emma Bovary, che inganna non solo il marito, ma soprattutto la noia di una vita fin troppo tranquilla. Finché un giorno, uscendo dalla casa dell’amante, Irene si imbatte in una donna volgare sedicente ex fidanzata di Eduard (Claudia Coli), che le grida in faccia tutto il suo disprezzo e inizia a ricattarla. Irene cede e paga. Da quel momento comincia l’incubo: le richieste di denaro aumentano e Irene è paralizzata dalla paura di incontrare la donna ovunque e di soccombere allo sguardo indagatore del marito. Fritz – degno alter ego di Freud, celebre sodale di Zweig a cui lo scrittore dedicò un volume biografico –  sonda le azioni, le reazioni, i sentimenti di Irene, apparentemente senza mai giudicarla per produrre in lei un cambiamento.
Per riuscirci la costringe a una vera tortura psicologica che si placherà con una sorprendente rivelazione finale.

La regia di Alberto Oliva tende a ricreare la suspense del racconto con alcune scelte stilistiche che evocano l’espressionismo cinematografico tedesco. Un citazionismo che prevede netti cambi di scena, un’intensa espressività degli attori e alcune scene oniriche. Interessante in tal senso anche l’inserto della voce fuori campo di Alessandro Zurla, che nutre il crescendo di angoscia con alcuni brani tratti dalla favola di Barbablù.

Lo spettacolo si preannuncia come prima tappa di una trilogia di Factory32 dedicata a Zweig.

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