Il dietro le quinte di un musical, tra sogni, aspirazioni e sacrifici del gruppo di ballerini che si presenta al casting pronti a farsi giudicare dal regista Zach. I candidati allo spettacolo esprimono liberamente le loro emozioni e i loro ricordi, facendo conoscere le rispettive storie tra musiche, danza e parole.
Una trama in apparenza esile quella di A Chorus Line, concepito dal geniale regista e coreografo Michael Bennett, che lo mise in scena per la prima volta a Broadway nel 1975, con musiche di Marvin Hamlisch e liriche di Edward Kleban.
Il “re dei musical”, fu definito, tra long running shows decennali, una versione cinematografica e la prima versione italiana del 1990 firmata da Saverio Marconi, che annoverava nel cast nomi del calibro di Maria Laura Baccarini e Giuliano Peparini, torna ora sul palco del Teatro Nazionale di Milano, prodotto da Stage Entertainment con la regia di Chiara Noschese.
Una versione che si auto-definisce 2.0, ma che in realtà ricalca con molta fedeltà e precisione lo spirito dell’allestimento, con le coreografie originali in stile Broadway riprodotte in modo impeccabile da Fabrizio Angelini, le scenografie molto classiche su un gioco di specchi di Gabriele Moreschi, che interagiscono con il disegno luci di Francesco Vignati. Ed è proprio un gioco di teatro nel teatro, che vede in scena un gruppo di performer, tra i più quotati del panorama del musical italiano, che eccelle su livelli diversi. Solo per citarne alcuni Riccardo Sinisi (Paul), Gea Andreotti (Maggie), Martina Lunghi (Val), Giorgio Camandona (Bobby, Giuseppe Verzicco (Al), Giulio Benvenuti (Greg) e Floriana Monici (Sheila).
In generale si impone agli interpreti una recitazione forse leggermente sopra le righe, che certamente non giova alla differenziazione psicologica dei numerosi personaggi.
Uno spettacolo a tratti molto affascinante per la storia teatrale che rappresenta, ma che forse delude sul piano dell’innovazione e dell’emozione.

Foto di Luca Vantusso

In scena al Teatro Nazionale fino al 14 aprile.

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