La rassegna ITACA/Nuove Poetiche, pensata per dare spazio e voce a giovani formazioni, riprende in questa seconda parte di stagione con ALDST. Al limite dello sputtanamento totale, manifesto generazionale con innesti da stand-up comedy ideato da Viola Marietti e messo in scena con la compagnia Tristeza Ensemble.

In scena al Teatro Fontana tra il 4 e il 6 febbraio ALDST dipinge un affresco ludico ed espressionista di una vita in cui tutti i suoi coetanei si possono specchiare. Viola Marietti gioca con una famiglia che somiglia alle nostre, e insieme mette a nudo con schietta sincerità le promesse mancate con cui la generazione Y si è trovata a fare i conti, descrivendone con acutezza fragilità e talenti. 

Figlia d’arte e diplomata al Piccolo Teatro di Milano, Viola Marietti dà corpo un monologo polifonico abitato da diversi personaggi, quelli che abitano la quotidianità di tutti i suoi coetanei. Familiari che fanno da specchio distorto, amici dentro la doccia e amori sghembi prendono vita attraverso l’attrice, acccompagnata sul palco solo da pochissimi, essenziali, oggetti di scena: una sedia, qualche lucina, alcol e sigarette.

Se non puoi cambiare quello che sei, puoi almeno scherzarci sopra. E condividerlo: ALDST dipinge un affresco ludico ed espressionista di una vita in cui tutti i suoi coetanei si possono specchiare. Marietti gioca con una famiglia che somiglia alle nostre, e insieme si mette a nudo con schietta sincerità. Piccole poesie lette dal quadernino con imbarazzo, riflessioni sulle promesse mancate alla sua generazione e uno slang estremamente grezzo che sgomita per andare verso l’alto, tra una parolaccia e una paronomasia. Uno stile poetico-musicale che evade il realismo del parlato quotidiano, con contenuti tematici spietatamente espliciti. Una via di mezzo tra il divertimento puro e una wannabe Sarah Kane. 

Ho cercato di rendere interessante una vita che non ha niente per esserlo – afferma l’attrice – quella di una ragazza che si sente inadeguata, inutile, devastata da un senso di inferiorità generazionale e disoccupazione perenne.
Come in un lungo piano sequenza, assistiamo alle quotidiane peripezie della protagonista: i faticosi pranzi di Natale in famiglia, la depressione, le serate troppo alcoliche, la fatica di trascinarsi nel mondo con una zavorra sulle spalle.

Un’Alice sgangherata, alcolizzata, sconsolante che, forse, passando per mondi interiori e immaginari, vedrà alla fine del cunicolo un bagliore di luce di rinascita.
C’è tutto. L’amore, il lavoro, la solitudine, la religione, la malattia: compagni di vita pronti a restituirle sempre e con gli interessi quel carico di dolore senza nome che si porta dentro. E poi  ramanzine, autocommiserazioni, medici con accento tedesco, amici che vivono nella doccia, tremendi postumi dell’alcol, nonne rimbambite e sorellastre, didascalie inopportune, amori catastrofici, mattinate inconcludenti, elucubrazioni senza capo né coda, disoccupazione perenne, somatizzazioni intestinali, amiche fuori di testa.
Insomma, senza fronzoli, avere vent’anni oggi.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here