Alessandro Bergonzoni ovvero tutto e il contrario di tutto. Comicità raffinata, ma anche riflessione profonda gettata su un palco – nello specifico quello dell’Elfo Puccini dove è in scena in prima nazionale con Trascendi e sali fino al 13 luglio – tra calembours e situazioni assurde. Bergonzoni si presenta inizialmente a metà, un dettaglio dei piedi su una impalcatura metallica, scenario del vorticoso inizio ai suoi funambolismi verbali. Freddure e giochi di parole in un crescendo di divertimento incontenibile. Ma ecco che progressivamente la discesa in scena di Bergonzoni coincide con stralci di realismo, a volte anche crudo, richiamato a forza da nonsense, da cui fanno capolino le vicende di Regeni, di Cucchi e l’attualità dei migranti. Per poi risalire in un universo metallico, fatto di passi che tornano sui propri passi, di elenchi di un’umanità più o meno completa e di “quintessenze”, fantomatiche interlocutrici di un Bergonzoni sgomento di fronte a una realtà, che non sembra dare più alcuna risposta sensata.

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