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“Ceneri alle ceneri”: la minaccia del male

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“Commedia della minaccia” per eccellenza Ceneri alle ceneri (1996) rappresenta uno dei lavori più disturbanti di Pinter e proprio per questo particolarmente insidiosi nella rappresentazione. 

Al TeatroLaboratorio di Roberto Cajafa gli scorsi 26, 27 28 gennaio, ne è andata in scena una versione con Roberto Cajafa e Paola Giacometti e la regia dello stesso Cajafa. 

Una coppia, un dialogo apparentemente quotidiano, nel quale la donna confessa di aver avuto un ex amante violento. Incalzata dal marito, che esige i dettagli più morbosi di questa passata relazione, la donna ricorda improvvisamente il suo amante su un binario ferroviario che strappa i bambini dalle braccia di madri urlanti. Ed eccoci su un livello trasversale, che non è più solo quello della storia raccontata. Chi è e cosa ha vissuto questa donna? Paola Giacometti si trasfigura letteralmente in una sorta di coscienza moderna collettiva che prende improvvisa consapevolezza – con un urlo soffocato e davvero straziante  – delle atrocità del tempo di guerra. Per poi rassicurare il compagno con flemmatica risoluzione . ”Non mi è mai successo niente”, dice. “Non è mai successo niente a nessuno dei miei amici.” Il marito la interroga senza tregua. Ha bisogno di una verità che però nemmeno la donna e nemmeno il pubblico conosce. Spettatore, che si trova in modo, appunto disturbante, nella stessa situazione dei protagonisti, alla ricerca di un indizio, di una verità.

Molto ha speculato la critica sul significato nascosto di “Ceneri alle ceneri”: i ricordi della donna sono un reflusso di una malattia mentale? O di una relazione distorta di dominio e sottomissione? Oppure sono echi reali di una reduce della Shoah? L’ottima interpretazione di Paola Giacometti, particolarmente emozionante, ci indirizza, senza ombra di dubbio, verso il risveglio di coscienza collettivo, o meglio una presa in carico dei mali del mondo. Che trova la controparte nel marito, trasfigurato da compagno ad aguzzino, il male stesso che riaffiora nel quotidiano e che Roberto Cajafa incarna con piglio da violento dittatore.

Un ottimo allestimento, perfetto per un piccolo spazio adatto alla componente quasi asfissiante e claustrofobica del testo, che trascina il pubblico in un viaggio emozionale nelle atrocità del passato, replicate purtroppo anche nel nostro presente più prossimo.

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