“Chi come me” di Roy Chen il nuovo spettacolo di Andrée Ruth Shammah

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Andrée Ruth Shammah porta in scena al Teatro Franco Parenti il suo nuovo spettacolo Chi come me di Roy Chen, con tre preview (5 – 6 – 7 Aprile) che anticipano il debutto in prima nazionale fissato per martedì 9 Aprile.
Il testo, pubblicato da Casa Editrice Giuntina, ha origine dall’incontro dell’autore con il personale medico ed alcuni ragazzi ospiti di un centro di salute mentale di Tel Aviv avvenuto nel 2019, quando fu contattato e invitato a partecipare a una lezione di teatro.

Da questo primo incontro è nata un’intensa frequentazione e l’idea di realizzare un testo per il teatro.
Lo spettacolo ha debuttato nel 2020 al Teatro Ghesher di Giaffa, ottenendo un grande successo ed è rimasto in cartellone fino ad oggi.

I protagonisti sono cinque adolescenti di età compresa tra i 13 e i 17 anni ospiti del reparto giovanile del centro di salute mentale di “Orot” perchè affetti da disturbi psichici di varia natura (attacchi di rabbia, autismo, disturbo bipo- lare,schizofrenia, disforia di genere), giovani intepreti di una pièce sul disagio giovanile che interpella e commuove profondamente il pubblico.

Samuele Poma interpreta il ruolo di Barak (16 anni); Federico Di Giacomo, è Emanuel (14 anni); Chiara Ferrara, interpreta Alma (17 anni); Amy Boda, è Tamara/Tom (15 anni) e Alia Stegani, interpreta Ester (13 anni).

I giovani attori sono affiancati da Elena Lietti nel ruolo di Dorit, la nuova insegnante di teatro, Paolo Briguglia in quello del Dott. Baumann, direttore del reparto giovanile di “Oròt” mentre Pietro Micci e Sara Bertelà interpretano tutti i genitori dei giovani protagonisti.

I ragazzi partecipano alle lezioni teatrali della giovane insegnante di teatro che il direttore dell’istituto ha voluto per aiutarli a esprimere le proprie emozioni. Dapprima riluttanti, diventano pian piano capaci di condividere quello che pro- vano. E lo fanno grazie al teatro, dove trovano la loro pace, in uno spettacolo delicato e poetico che trova la sua intensità dentro la leggerezza.

Per l’occasione, gli spettatori sono accolti per la prima volta nella nuova Sala A2A, che è anche scenografia dello spettacolo.

“D’estate, nel 2019, ho ricevuto una telefonata dal Centro di salute mentale “Abravanel”. (“Era l’ora!” ha commentato mio padre). Mi invitavano ad assistere a una lezione di teatro durante la quale ragazzi tra i dodici e i diciotto anni avrebbero scritto e recitato dei testi teatrali. Ho trascorso con loro molte ore, nelle loro stanze, durante le lezioni, per i pasti e nel cortile del Centro. Ho avuto modo di vedere i loro disegni, leggere le loro poesie e ho giocato con loro a “Chi come me”, un gioco degli anni ’70 nato per “rompere il ghiaccio”. Mi sono aperto con loro, non meno di quanto loro si siano aperti con me. A volte sono tornato a casa con il sorriso, pieno di ottimismo, e a volte non vedevo la strada per le troppe lacrime.

Due maestre di teatro e una biblioterapista hanno portato avanti questo percorso per un mese e alla fine hanno messo in scena uno spettacolo, per un’unica volta, davanti a un pubblico di genitori, dottori e personale del reparto. Sapevo di non poter ripetere quello che avevo visto, ma ho seguito una mia strada.

Ho scritto un testo teatrale sul bambino che sono stato, sui miei amici, parte dei quali, sfortunatamente, non sono sopravvissuti all’età dell’adolescenza.
Speravo che questo testo potesse far salire, almeno un po’, il livello di compassione che è sempre a rischio di affievolirsi”.

Roy Chen

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