Cattiveria è una parola che sembra aver perso significato oggi, perché niente è più considerato cattivo, ma puramente necessario. Per uscire dalla banalità della vita di tutti i giorni, per avere semplicemente quello che viene considerato successo. Ed è proprio attorno a un uomo banale che Vincenzo Salemme ha costruito la sua nuova commedia – di cui è, oltre che autore, regista e interprete – Con tutto il cuore, in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 1 gennaio.
Il professore di lettere antiche Ottavio Camaldoli (Vincenzo Salemme) è una sorta di Luca Cupiello di eduardiana memoria, un uomo mite, in perenne disagio nella realtà in cui vive. Il poveretto ha appena subito un trapianto di cuore. E proprio la madre del donatore, gli chiederà di diventare cattivo per vendicare il figlio, un sanguinario delinquente morto assassinato. Perché lo sfregio maggiore per la vittima prescelta consiste nell’essere ucciso, non da un uomo d’onore, ma un fesso, il Camaldoli per l’appunto. Una scelta che coglie il professore impreparato e che lo mette a confronto con l’inutilità della suo animo buono e generoso.
Si ride e si ride molto dei suoi battibecchi con la figlia (Mirea Flavia Stellato) e l’ex consorte (Teresa Del Vecchio), che lo ho privato di tutto, anche dei mobili di casa, del suo incontro con il gemello del donatore (Sergio D’Auria) e con la madre di questi (Antonella Cioli), una sorta di virago che cerca di convertirlo al lato oscuro della forza e dei raggiri a opera di un finto infermiere (Antonio Guerriero) e di un’improbabile badante indiana (Vincenzo Borrino). Merito di un’accurata caratterizzazione di tutti i personaggi, interpretati da un cast nutrito e molto affiatato, che regala, soprattutto nella prima parte della storia, notevoli impennate di comicità. Salemme, con la sua consueta verve e mimica, non si smentisce e conduce l’ottimo ritmo dei dialoghi attraverso un’agile regia. Un testo solo all’apparenza tradizionale, che indaga invece con molto acume sulla natura umana.

 

 

 

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