L’ultima tragedia di Shakespeare, datata 1607, è ambientata nella produzione MAMIMÒ in un futuro dark e racconta l’avvincente storia del generale Caio Marzo detto Coriolano.

Allevato a pane e sangue (sua madre Volumnia ricorda con orgoglio di averlo mandato a combattere già da ragazzino), educato in nome della non contrattabilità del proprio valore, egli ha pur bisogno, per continuare a funzionare, di definirsi – e di misurarsi – contro qualcosa. In questa dialettica continua, che non trova soluzione ma che chiede allo spettatore di prendere posizione, i punti di vista si alternano attorno a tre poli principali: Coriolano, il popolo e i politici. Coriolano è nemico del popolo, vorrebbe eliminare i suoi rappresentanti, propone un modello autoritario e oligarchico. Vero. Coriolano è un eroe, con la sua bravura in battaglia ha salvato Roma. Vero. Coriolano è sempre coerente con i suoi valori. Vero. Ne condividiamo i valori? Ne apprezziamo la coerenza? Possiamo apprezzarne la coerenza anche se disprezziamo i suoi valori? Il popolo è una massa manipolabile e non è disposto a sacrificarsi per lo stato. Vero. Il popolo non ha ricevuto istruzione, ha bisogno di una guida, è mosso da necessità concrete. Vero. Il popolo lotta per un diritto. Vero. Riconosciamo i diritti del popolo? Riconosciamo i suoi bisogni? Ci riconosciamo nella sua incoerenza? Ovvero possiamo riconoscere tali diritti anche se ne condanniamo l’incoerenza?

Al Teatro Fontana dal 21 al 25 marzo ADATTAMENTO E REGIA MARCO PLINI CON MARCO MACCIERI E CON LUCA CATTANI, GIUSTO CUCCHIARINI, CECILIA DI DONATO, MARCO MERZI, VALERIA PERDONÒ,

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