Un uomo comune si ferma a riflettere sulla sua esistenza. È sera, sta camminando, quando è accecato dalla rivelazione della bellezza e dalla poesia del mondo, uno stato di grazia incredibilmente appagante, ma un privilegio. Dei pochi che hanno il coraggio di liberarsi dalle infrastrutture quotidiane, dalle schermate dei cellulari o dei computer, dalle convenzioni della famiglia, del lavoro, dall’immagine che essi stessi devono dare agli altri. 

Nel buio del palcoscenico, Corrado Accordino offre con il suo monologo “Così tanta bellezza” (dopo una lunga tournée, andato in scena dal 4 all’8 giugno scorso al Teatro Elfo Puccini) il ritratto di un uomo che si trova improvvisamente a fare i conti con l’assoluta inutilità della sua vita. Ha una moglie distratta, dei figli ormai estranei, un lavoro stressante e tante piccole e grandi nevrosi. La rivelazione della bellezza assoluta di quello che lo circonda lo pone davanti all’ineluttabile verità del tempo perduto. Il dilemma è duplice: abbandonare la vita precedente per lasciarsi cullare da questa nuova condizione? Come sostenere la consapevolezza di aver buttato gran parte della propria vita in una sorta di tragicomica rappresentazione di sè?

Così tanta bellezza è un inno appassionato e travolgente a non lasciarsi sfuggire tutto il bello che ci circonda. Una voce sincera e appassionata quella di Corrado Accordino, che si esprime attraverso un testo di grande potenza e fascino, che ha tutte le carte in regola per diventare un piccolo grande classico della drammaturgia italiana contemporanea.

 

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