Alla sua seconda regia in una produzione del Piccolo Teatro – la prima fu Le donne gelose di Goldoni nel 2015 – Giorgio Sangati si confronta con la potenza della scrittura di Bulgakov, drammaturgicamente “restituita” da Stefano Massini. I mostri sono tra noi, se non addirittura dentro di noi, – ci dice lo scrittore – e dobbiamo fare i conti con la nostra “mostruosità”, difficile da governare, ma stimolante, percheé smaschera quanto di falso, ipocrita e forzato esiste in ogni società. In scena un cast straordinario che, tra gli altri, vede Paolo Pierobon nei panni del cane randagio Pallino e Sandro Lombardi in quelli del Professore.
“Ho creato un’opera ibrida – dice Massini – che alterna zone di “dramma borghese” a rotture della quarta parete. L’occasione straordinaria e? data dalla lingua del cane, un registro da inventare per animare un personaggio inizialmente incapace di parlare, poi sottoposto a un trattamento che è un percorso iniziatico linguistico verso la dimensione “umana”; anche il diario clinico del Professore, con il suo linguaggio antitetico al resto dell’opera, è un ulteriore elemento di ricchezza del testo da restituire sulla scena”.

Scritto nel 1925, il romanzo (censurato in Russia fino al 1987) racconta la vicenda del cane randagio Pallino (Paolo Pierobon), al quale il Professor Preobraženskij (Sandro Lombardi), medico che lavora con una clientela di ricchi moscoviti, trapianta l’ipofisi di un essere umano in cerca di una terapia per ringiovanire le persone. Eseguita l’operazione e scoperto che l’ipofisi nasconde il segreto dello sviluppo umano, il dottore procede a una forzata rieducazione, tesa a fare del cane un uomo a tutti gli effetti. La situazione gli sfugge di mano: Pallino diventa il “cittadino Pallinov”, ideale dell’uomo nuovo sovietico tanto detestato dal borghese e nostalgico professore. “E’ una spietata diagnosi del fallimento della rivoluzione – spiega Sangati – che da potenziale forza propulsiva si è trasformata in cancro del sistema. La riscrittura di Stefano Massini indaga il funzionamento del linguaggio, il suo potenziale espressivo, il processo che ne permette l’apprendimento, forma il pensiero (e lo omologa), permette le relazioni sociali e perfino una consapevolezza politica. Eppure, la trasformazione di Pallino da cane a uomo si traduce nella sua “disumanizzazione”: sorta di “anti-Arlecchino post sovietico”, preso a calci, ustionato, reclutato, operato, “rieducato”, schiacciato tra l’esperimento positivista del Professore e quello sociale del nuovo sistema politico, Pallino-Pallinov, con la sua animalità/umanità irriverente e violenta ma naïve e sincera, scardina le contraddizioni di un mondo fondato sull’ipocrisia e sull’opportunismo. Dirigo un cast di straordinari attori, con due protagonisti da sempre abituati a lavorare sulla parola: insieme trasmetteremo al pubblico la forza di un testo che nasce per essere contemporaneo e nei cui molteplici livelli ciascuno può trovare una propria verità».

Al Piccolo Teatro Grassi dal 22 gennaio al 10 marzo

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