Giovanni Scifoni in FRA’_San Francesco, la superstar del Medioevo

0
62

Martedì 16 gennaio debutta al Teatro Carcano FRA’ – San Francesco, la superstar del Medioevo di e con Giovanni Scifoni. Lo spettacolo, orchestrato con laudi medievali e strumenti antichi, si interroga sull’enorme potere persuasivo che genera su noi contemporanei la figura superpop di Francesco e sarà in scena fino 21 gennaio 2024. La musica è di Stefano Carloncelli, Luciano Di Giandomenico e Maurizio Picchiò, mentre la regia è affidata a Francesco Ferdinando Brandi.

Tutti conoscono San Francesco. Perché è così irresistibile? Come si fa a parlare di lui senza essere mostruosamente banali? Francesco aveva di speciale che era un grande artista. Nessuno nella storia ha raccontato Dio con tanta geniale creatività. Le sue prediche erano capolavori folli e visionari. Erano performance di teatro contemporaneo. Giocava con gli elementi della natura, improvvisava in francese, citando a memoria brani dalle chanson de geste, stravolgendone il senso, utilizzava il corpo, il nudo, perfino la propria malattia, il dolore fisico e il mutismo. E che dire del presepe di Greccio, di cui il 24 dicembre 2023 si celebrano gli 800 anni, la più geniale (e più copiata) invenzione di Francesco…

Il monologo percorre la vita del poverello di Assisi e il suo sforzo ossessivo di raccontare il mistero di Dio in ogni forma, fino al logoramento fisico che lo porterà alla morte. Dalla predica ai porci fino alla composizione del cantico delle creature, il primo componimento lirico in volgare italiano della storia, Francesco canta la bellezza di frate sole dal buio della sua cella, cieco e devastato dalla malattia.

“Nessuno nella storia ha raccontato Dio con tanta geniale creatività – spiega Scifoni. Francesco sapeva incantare il pubblico, folle sterminate, sapeva far ridere, piangere, sapeva cantare, ballare. Il vero problema con cui mi sono dovuto scontrare preparando questo spettacolo è che Francesco era un attore molto più bravo di me”.

E poi il gran finale, la morte, il rapporto di fratellanza, quasi di amore carnale che aveva Francesco con Sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare. E neanche il pubblico potrà scappare da questo finale, incatenati sulle poltrone del teatro saranno costretti anche loro ad affrontare il vero, l’ultimo, grande tabù della nostra contemporaneità: non siamo immortali.
“Spero di essere riusciti a raccontare un Francesco bellissimo – precisa Brandi – meno ieratico e iconico delle grandiose rappresentazioni cinematografiche, ma più umano, fragile, perfino confuso e incapace di portare avanti l’immane compito che si è dato. Sublime e grezzo, immenso e miserrimo, della stessa pasta dei grandi personaggi letterari e teatrali e come loro capace di aprirci grandi interrogativi sulle nostre vite in ogni tempo”.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here