“Ho paura torero” con Lino Guanciale torna al Piccolo

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Vi invitiamo a rivedere alcuni passaggi della conferenza stampa dello scorso anno di Ho paura torero capolavoro di Pedro Lemebel,  straordinario successo della stagione 24/25, che torna in scena nella versione teatrale diretta da Claudio Longhi, dall’8 al 23 marzo, al Piccolo Teatro Grassi.

Sul palcoscenico, Lino Guanciale nei panni della Fata dell’angolo e Francesco Centorame in quelli di Carlos, in uno spettacolo in bilico tra sogno e storia, tra eros e politica.

Completano il cast Mario Pirrello (il Generale Augusto Pinochet),  Sara Putignano (Doña Lucía, sua moglie), Daniele Cavone Felicioni, Michele Dell’Utri, Diana Manea e Giulia Trivero. Ad evocare la Santiago del Cile del 1986, le scene di Guia Buzzi, i costumi di Gianluca Sbicca, le luci di Max Mugnai e i video di Riccardo Frati.

Primavera 1986, alle cinque della sera… Santiago è una città di mezza tacca, schiacciata dai pattugliamenti e tutta intenta a spidocchiarsi tra la disoccupazione e il quarto di zucchero preso in prestito all’emporio. Nell’arena tumultuosa di notti marimbe e vagabonde, squarciate dai lampi dei blackout per i cavi elettrici scoperti e cullata dal gracchiare radiofonico di languide canzoni al miele e dulce de leche di “Al ritmo del cuore”, la Fata dell’angolo (travestito passionale), lo studente Carlos (militante del Fronte Patriottico Manuel Rodríguez), il generale Augusto José Ramón Pinochet Ugarte e la sua fedelissima Doña Lucía, persi nel coro scomposto della città indolente e febbricitante, danzano, sinuosi o impettiti, il loro fatale e grottesco bolero col destino…

Scivolando tra le pagine chiassose e taciturne, arrabbiate e struggenti, ciniche e innamorate di Ho paura torero (2001), prezioso smeraldo del firmamento letterario ispano-americano, Claudio Longhi e Lino Guanciale, in questa nuova tappa del loro lungo sodalizio, compongono un murale rutilante di storie incrociate. È un racconto di formazione, Ho paura torero, in bilico tra una dimensione privata, intima, sentimentale e una politica, sociale. La prima è quella nella quale volteggia la Fata dell’angolo, protetta dalle pareti della sua casetta macilenta, unico amore della vita, sospirando sulle note delle canzoni d’amore trasmesse dalla radio e interrotte dalla voce di Sergio Campos e dai comunicati di  Radio Cooperativa. L’altra è quella dell’utopia, dell’idealismo, della strenua opposizione al regime di Pinochet, che infiamma azioni e pensieri del giovane studente universitario; approfittando del fascino esercitato sulla Fata, Carlos ne trasforma il ‘nido’ in base e nascondiglio per le riunioni clandestine del Fronte Patriottico Manuel Rodríguez.

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