Il Cabaret irriverente e sensuale di Brachetti e Cannito

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Ha debuttato lo scorso 15 novembre al Teatro Nazionale di Milano il nuovo allestimento di Cabaret il Musical, prodotto da Fabrizio Di Fiore Entertainment, con la regia di Arturo Brachetti Luciano Cannito.

Vero e proprio classico del teatro musicale, Cabaret è uno dei titoli più celebri della storia del musical, tratto da un romanzo di Christopher Isherwood e ambientato nella Berlino degli anni 30, durante l’ascesa del nazismo. Numerosissimi i premi vinti, otto Tony Awards e le versioni teatrali e cinematografiche realizzate in tutto il mondo, tra cui l’omonimo pluripremiato film diretto da Bob Fosse nel 1972, interpretato da Liza Minnelli, Michael York e Joel Grey. Nell’immaginario collettivo, Cabaret è identificato proprio con l’iconico film di Fosse, che è però molto diverso dal musical scritto da Joe Masteroff e John Kander nel 1965, che è invece molto più  fedele al libro di Christopher Esherwood. In Italia si ricorda una splendida versione intima e struggente di Saverio Marconi datata 2015.

Questo nuovo allestimento non delude le aspettative, con alcune scelte registiche interessanti e delle prove artistiche di alto livello.Come premessa, si ricorda che le canzoni sono in italiano, a parte i celebri mashup linguistici di “Cabaret, Wilkommen, Money Money“

In questo Cabaret spicca la perfetta ambientazione decadente e libertina della Berlino anni ’30, ricreata grazie alla scenografia di Rinaldo Rinaldi, che è essenzialmente un classico girevole all’italiana, che si alterna tra un vagone ferroviario, il Kit Kat Klub e la pensione di Fräulein Schneider. 

Uno spettacolo con orchestra live è sempre una gran cosa (ottima la direzione musicale di Giovanni Maria Lori) e fa piacere vedere i musicisti direttamente sopra il palco, anche se in in semi oscurità. I costumi di Maria Filippi, variopinti e audaci, hanno un notevole appeal cinematografico, così come la regia di Luciano Cannito (che ne cura anche la precisa traduzione) e Arturo Brachetti, che è veloce e ritmica e si destreggia tra numeri musicali conosciutissimi. Non convincono a pieno le coreografie di Luciano Cannito, che risultano a tratti leggermente datate. 

Di alto livello si diceva il cast: Diana Del Bufalo è una Sally Bowles divertente, sensuale e strappa l’applauso a scena aperta sulle note di “Cabaret”. Arturo Brachetti è un maestro di cerimonie irriverente e gioca con le sue abilità da trasformista, oltre che con una notevole somiglianza con il suo predecessore cinematografico, Joel Grey. Cristian Catto, ovvero Cliff Bradshaw, lo scrittore squattrinato giunto a Berlino in cerca di fortuna, è davvero molto espressivo sia in termini di recitato e sia di cantato. Da citare anche la veterana Christine Grimandi, grandi doti canore e una vena malinconica struggente per la sua Fräulein Schneider, destinata a vivere una storia d’amore impossibile con il fruttivendolo ebreo Herr Schultz (l’intenso Fabio Bussotti). Una nota di merito anche per la bravissima Giulia Ercolessi, che dà vita a un’energica e spregiudicata Fräulein Kost.

L’ombra nera del nazismo contamina gradualmente lo spettacolo, anche se in un modo che a volte potrebbe sembrare troppo leggero rispetto alla gravità storica di quanto trattato. Convinzione spazzata via da una scioccante e fortissima scena finale. Una vera botta allo stomaco, che porta a fare i conti con tragedie che sono quanto mai attuali.

Complessivamente uno spettacolo godibilissimo e consigliato. 

Cabaret, che ha debuttato lo scorso 10 ottobre al Teatro Alfieri di Torino, dopo il Brancaccio a Roma e il Nazionale di Milano – in cui sarà in scena fino al 10 dicembre – sarà in tour fino febbraio 2024. 

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