“Il calamaro gigante”: viaggio ironico al centro del sogno

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E’ in scena fino al 25 febbraio al Teatro Manzoni di Milano lo spettacolo Il Calamaro Gigante tratto dall’omonimo romanzo di Fabio Genovesi. L’opera racconta la storia della spasmodica ricerca nel corso dei secoli di una creatura ritenuta leggendaria, il calamaro gigante appunto o kraken secondo l’appellativo dei marinai norvegesi.

Il libro è un fiume in piena di figure, racconti apparentemente poco condensabili in un allestimento teatrale. Nello spettacolo il racconto è orchestrato tramite due personaggi e l’accostamento di linguaggi diversi, tra scenografie, video-proiezioni, musica e danza. Angela (Angela Finocchiaro) è una milanesissima assicuratrice sull’orlo di una crisi di nervi, costretta a ritmi di lavoro fantozziani e per di più vessata da un collega arrivista. Durante il tentativo di svincolarsi dal traffico vacanziero per arrivare in orario a una cena aziendale, la donna grida la sua rabbia contro tutto e tutti e si ritrova improvvisamente e inspiegabilmente catapultata nel mezzo delle onde dell’oceano. Le viene in soccorso un misterioso personaggio, che poi si scopre essere Pierre Dénys de Montort (Bruno Stori), ricercatore e zoologo francese realmente vissuto tra il XVIII e il XIX secolo. Montfort, da novello Virgilio, introduce Angela alla ricerca del calamaro gigante in una serie di avventure degne di Jules Verne – non a caso il dipinto del calamaro gigante di Montfort ispirò Verne in Ventimila leghe sotto i mari nella battaglia del Nautilus contro i calamari giganti –  tra avvistamenti, trionfi, incontri rocamboleschi, ma anche rovinose cadute. Evocando non solo chi nei secoli ha intrapreso la stessa spasmodica ricerca del calamaro gigante, ma anche chi ha rincorso un sogno apparentemente irrealizzabile. Come l’Angela bambina a cui viene chiesto di disegnare il suo animale preferito e raffigura proprio il calamaro gigante o come la nonna di Angela che parla con il marito morto a luci spente. Ognuno ha il proprio calamaro gigante che ha dovuto nascondere nelle pieghe di una vita consona alla società, per conformismo, per pigrizia o semplicemente per paura di apparire strano. Oppure c’è chi come Montfort ha abbracciato il sogno a dispetto di un’opinione pubblica che ha ritenuto le sue ricerche insensate – morirà infatti alcolizzato e in miseria – e lo ha definito “uomo strano”, come riporta il suo stesso epitaffio. Il messaggio che trapela è che a volte insistere nelle proprie battaglie può portare a risultati sorprendenti. Infatti lo spettacolo si chiude sui numerosi avvistamenti del calamaro gigante nel corso degli anni e in varie parti del mondo, che lo catalogheranno finalmente come creatura “reale”.

Il racconto si muove come un’onda – e mai espressione risulta più adatta – con un dolce andamento onirico ben supportato dalla parte musicale composta da Rocco Tanica e Diego Maggi e da un gruppo di otto interpreti (Gennaro Apicella, Silvia Biancalana, Marco Buldrassi, Simone Cammarata, Sofia Galvan Stefania Menestrina, Caterina Montanari, Francesca Santamaria Amato), che si adoperano anche nella parte cantata e ricreano alcuni degli elementi naturalistici, come l’acqua, le onde e la neve.

Una commedia piacevole e ricca di spunti di riflessione, con una nota ironica e divertente ben condotta da Angela Finocchiaro, un cast particolarmente affiatato e la regia di Carlo Sciaccaluga che combina in modo convincente i diversi elementi narrativi.

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