Dal 27 novembre al 22 dicembre, al Piccolo Teatro Grassi, va in scena Il nipote di Wittgenstein, difficile e impegnativa prova d’attore di Umberto Orsini, protagonista assoluto, che torna a confrontarsi con uno dei suoi cavalli di battaglia, un testo di Thomas Bernhard.

Siamo nel 1967, in un ospedale viennese. In padiglioni separati, due uomini si trovano a letto infermi: il narratore, di nome Thomas Bernhard, è colpito da malattia polmonare; il suo amico Paul, nipote del celeberrimo filosofo Ludwig Wittgenstein, soffre uno dei suoi periodici attacchi di follia. Iniziando con i suoi ricordi della degenza nella clinica psichiatrica Am Steinhof, Bernhard descrive la crescita di una profonda amicizia tra questi due eccentrici, ossessivi personaggi che condividono la passione per la musica, uno strano senso dell’umorismo, onestà brutale e un grande disgusto per la borghesia viennese.
Umberto Orsini è la proiezione letteraria di Thomas Bernhard, intento a raffigurare se stesso mentre racconta a un’ascoltatrice silenziosa (Elisabetta Piccolomini) la storia di un’amicizia singolare, di un rapporto tra due pazzi: il primo è lo stesso autore, che ha saputo dominare la propria pazzia, il secondo è Paul Wittgenstein, dominato dalla follia e morto in manicomio, nipote metà reale e metà immaginario del noto filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein.
“Il nipote di Wittgenstein è un testo che impone una recitazione “in solitario” – precisa Umberto Orsini – anche se la relazione con la muta presenza femminile che è in scena è fondamentale. È una difficile e impegnativa prova d’attore. Soprattutto devo fare molta attenzione mentre recito a non lasciarmi sopraffare dall’emozione”.
Considerato uno dei più bei romanzi dell’autore austriaco è una sorta di “concentrato” dei temi di Bernhard, il suo testo più “intimo”, come sottolinea il regista, Patrick Guinand. In esso, infatti, si affronta nel modo più diretto il tema dei sentimenti, che compare di rado nella sua opera, il punto più vicino alla parola di Bernhard stesso, alla sua voce d’uomo, quella dell’autobiografia, che ci conduce nella sua casa-fortezza di campagna e nel suo universo letterario.

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