Una riflessione di un uomo in balia del tempo. Si potrebbe sintetizzare così Il talento di vivere, il racconto di Cechov adattato per il teatro da Fausto Malcovati in scena allo Spazio Tertulliano fino al 2 febbraio.
Il titolo originale del racconto Una storia noiosa (1889), non gli rende certamente giustizia. “Skuchnaya” è assimilabile all’italiano “malinconica”, una sintesi perfetta di quella disperazione cechoviana così evidente nei suoi grandi drammi. 
il protagonista è Nikolai Stepanovich (Massimo Loreto), un anziano intellettuale che riflette sull’inutilità della propria vita, ormai giunta al termine. Lo splendore di una fama che sembra riconosciuta da tutti è minata dalle difficoltà finanziarie. È un professore di medicina che disprezza i suoi studenti, i suoi colleghi, non nutre più alcun sentimento per i famigliari, la moglie, che un tempo amava e la figlia, che ritiene superficiale e opportunista. L’unica persona che sembra amare è Katja (Camilla Violante Scheller), sua figlia adottiva, una giovane donna profondamente infelice per il fallimento come attrice e per la perdita di un bimbo. La famiglia di Stepanovich si oppone al suo affetto per Katja, poiché sua moglie e sua figlia, inspiegabilmente la odiano.
Il racconto di Stepanovich si snoda su piccoli dettagli, descrizioni minuziose di personaggi ed elucubrazioni intellettuali. In realtà tutto nasce dalla necessità del protagonista di descrivere il suo isolamento, la sua insoddisfazione, il fallimento del suo ego. Stepanovich è come zio Vanja trasportato nell’immobilità di un flusso continuo di vita non vissuta, in un limbo di assordante mediocrità. Se è vero che con Nikolai Stepanovich, Cechov ha creato un personaggio incapace di agire, l’azione teatrale dell’adattamento di Malcovati si traduce proprio nell’attenzione ai dettagli. Un tavolo, qualche piccolo oggetto di arredo e una finestra da cui Stepanovich trae il riflesso del suo ineluttabile destino, fatto di solitudine. L’allestimento non ripercorre semplicemente la storia di Stepanovich. Il piano teatrale prende vita grazie a due interpreti di grande talento, seppure di generazioni opposte, come Massimo Loreto e Camilla Violante Scheller e a un regista sensibile come Fabrizio Visconti. I personaggi vivono nelle emozioni, su un piano assolutamente a-temporale, in cui un preciso disegno luci ne scandisce l’autocoscienza. 
Nessuna consolazione finale per Stepanovich e Katja, nessuna catarsi, ma solo una malinconica rassegnazione al proprio destino.

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