Impeccabile delirio a due di Nuzzo-Di Biase con la regia di Gallione

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La chiocciola e la tartaruga sono lo stesso animale? Un Lui e una Lei accendono una discussione partendo da questa infinitesimale particella di conflitto per lanciarsi in un confronto verbale tragicomico, mentre il mondo attorno a loro sembra letteralmente cadere a pezzi a causa di un misterioso conflitto.

Testo poco conosciuto di Eugène Ionesco datato 1962, Delirio a due è un piccolo capolavoro del Teatro dell’Assurdo, che ha trovato due interpreti ideali in Corrado Nuzzo e Maria di Biase nell’allestimento attualmente in tournée nei teatri italiani con la regia di Giorgio Gallione. Uno spettacolo che calza a pennello al duo, conosciuto al grande pubblico soprattutto per l’attività televisiva, ma che vanta anche un solido background teatrale. La commedia, piena di insidie per i dialoghi paradossali e ricchi di nonsense, si basa interamente sulla loro abilità di navigare nei colpi di scena linguistici del testo, un fuoco di fila di tautologie e sillogismi, rendendolo a tutti gli effetti credibile. Dalla prima discussione, i due passano infatti a manifestare una totale incompatibilità (non hanno mai caldo o freddo nello stesso momento) e accuse a ritroso (Lei rinfaccia a Lui di essere un seduttore e di averla costretta a lasciare un marito devoto anni addietro). Il tutto nell’assoluta noncuranza della guerra che sta divampando all’esterno del loro appartamento, chiusi in un guscio impenetrabile – che sia di tartaruga o chiocciola ormai poco importa. L’unico punto in comune è la volontà di estraniarsi dagli orrori del mondo, tra vicini deportati, sparatorie, esplosioni, un esercito alla porta e teste mozze che piovono dal piano di sopra. Per poi eclissarsi in un finale superbamente grottesco.

Lo spettacolo presenta delle novità rispetto al testo originale con alcuni interessanti innesti, che sono un po’ un compendio delle più celebri battute dei testi di Ionesco: il dialogo sulla famiglia Watson nella quale tutti si chiamano Bobby e la teoria sul suono del campanello che corrisponderebbe all’assenza di qualcuno, anziché alla sua presenza (entrambi tratti da da La Cantatrice Calva) e il delizioso e breve testo “come preparare un uovo sodo”. Inoltre i personaggi secondari, i vicini di casa e il soldato sono solamente evocati, e tutto è focalizzato sul dialogo tra i due.

Efficace la regia Giorgio Gallione, che si sviluppa in un crescendo filologicamente corretto all’andamento del testo grazie all’energia di Nuzzo-Di Biase, che hanno dalla propria una naturale propensione al Teatro dell’Assurdo, che sicuramente riserverà ancora molte sorprese in futuro. Molto bella la scenografia di Nicolas Bovey, che ricrea una stanza da letto alto-borghese che implode progressivamente tra porte che crollano e materassi usati come scudi.

Ossessionato dalle due guerre che aveva vissuto, Ionesco pone in Delirio a due tutto il suo terrore per i conflitti, evidenziando, con la sua inimitabile cifra stilistica, l’aspetto grottesco e tragicomico dell’individualismo a ogni costo. Il testo, come hanno giustamente ricordato Nuzzo-Di Biase a fine spettacolo, è stato scritto durante il periodo della guerra fredda quando la minaccia di un conflitto era più che reale. Un’opera quanto mai necessaria soprattutto per le nuove generazioni, in un un momento come quello attuale in cui sembra che davvero nulla sia cambiato.

La recensione si basa sulla replica dello spettacolo vista al Teatro Carcano di Milano lo scorso 24 marzo.

 

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