Abbiamo incontrato Paolo Pierobon poco prima di ricevere il Premio Hystrio 2019 all’interpretazione. Attore di grandissimo talento, lo si ricorda tra i tanti spettacoli ne Le donne gelose (2015) di Goldoni diretto da Giorgio Salgati, Lehman Trilogy (2015) di Stefano Massini diretto da Ronconi. In questa stagione ha particolarmente colpito critica e pubblico per la sua prova in Cuore di cane, nell’adattamento da Bulgakov di Stefano Massini, con la regia di Sangati.
“Se dovessi dare dei consigli ai giovani attori di oggi direi di non farsi abbattere dai fallimenti perché alla fine sono quelli che danno più ricchezza – spiega Pierobon. – E’ importante non fare cose diverse dalla recitazione e ambire a mantenersi con questo mestiere”.

Queste le motivazioni del Premio da parte della giuria:

Magnifico ossimoro: premiare un attore cane. Sì, Paolo Pierobon è stato il più bravo cane della scorsa stagione, strappando uragani di applausi con Pallino, la cavia bulgakoviana che da cane diventa uomo. In realtà a scorrere la carriera di Pierobon c’è da rimaner senza fiato: lavora, tra gli altri, con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Eimuntas Nekrošius, Mario Martone, ma soprattutto con Luca Ronconi, con cui ha fatto una decina di spettacoli, a partire da un lontano Gabbiano a Spoleto, in cui era un impagabile Trigorin, svagato, bizzarro, logorroico fino all’ultimo Lehman Trilogy del 2015, dove era il duro e spietato Philip Lehman. Una serie di interpretazioni magistrali, in cui ha dimostrato una capacità rara di inserirsi perfettamente nel disegno registico di Ronconi e insieme di ritagliarsi una sua personalissima versione dei personaggi. Può essere torvo, irritante, antipatico, sgradevole come anche solare, arguto, ironico, stravagante: dietro ogni sua prova c’è un filo rosso di umanità sofferta, partecipata, una voglia di uscire dagli schemi convenzionali del bravo attore per far arrivare al pubblico la sua voglia di essere quel personaggio con un estro e un calore che rendono unica ogni sua apparizione.