La diva del Bataclan, andato in scena al Teatro Fontana di Milano dal 27 febbraio al 1 marzo scorsi, è un musical teatrale contemporaneo che esplora in modo dissacrante e intenso il bisogno disperato di esistere e reinventarsi. Con la regia, drammaturgia e liriche di Gabriele Paolocà e l’interpretazione del Premio Ubu Claudia Marsicano, lo spettacolo si distingue per la sua capacità di unire racconto e musica, dando forma a una storia cruda e attualissima.
Protagonista dello spettacolo è Audrey, una giovane donna in fuga da una realtà di degrado e abusi, che vive isolata in una banlieue parigina, immersa in una vita virtuale fatta di identità inventate. In un ulteriore impeto di desiderio di attenzione, Audrey compie un gesto estremo: si finge sopravvissuta alla strage del Bataclan.
La diva del Bataclan si ispira infatti a uno dei momenti più tragici della storia recente, gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 e a un fenomeno ancora più desolante: quello delle false vittime. Molte persone si finsero infatti sopravvissuti agli attentati per ottenere notorietà e aiuti economici. La storia di Audrey è ispirata appunto a una di esse. Delle “fausse victimes du Bataclan” se ne è parlato molto: nel libro di Alexandre Kauffmann, La mythomane du Bataclan, in V13 di Emmanuel Carrère e persino in uno degli episodi della versione francese della serie Netflix, Criminal.
La diva del Bataclan analizza il rapporto tra realtà e finzione nell’era dei social e, denuncia come la società attuale, tra giudizi rapidi e aggressività, renda tutti parzialmente colpevoli. In un mondo dominato dal web, dove ogni trauma diventa spettacolo e ogni ferita può generare fama, la celebre profezia attribuita a Andy Warhol, “Nel futuro, ognuno sarà famoso per 15 minuti”, viene reinterpretata: oggi i 15 minuti di celebrità sono diventati un’iperconnessione continua, una vera e propria droga alla quale Audrey non potrà più sottrarsi, fino a un tragico e inesorabile finale.
Lo spettacolo inserisce anche video documentari, come quello di Dany Machado, concorrente del Got Talent francese, che finse di aver avuto un amico morto nella strage a cui dedicò poi una canzone; o alcune scene dell’emozionante omaggio degli Eagles of Metal Death, la band che suonò al Bataclan la sera del massacro.
La messa in scena dello spettacolo è caratterizzata da un potente uso delle luci, che accompagna e amplifica il pathos delle scene. Un letto domina la scena iniziale, simbolo del punto di partenza della conquista della fama di Audrey, con il web che diventa il suo palcoscenico.
Belle le musiche di Fabio Antonelli, che spaziano dal punk alla melodia francese, fino al rock e al rap e si adatta perfettamente alle emozioni trasmesse dai personaggi.
Claudia Marsicano offre un’ottima prova sia dal punto di vista puramente teatrale sia vocale riuscendo empatizzare con il pubblico attraverso il dramma del suo personaggio. La sua interpretazione è infatti disturbante e toccante, rendendo Audrey una figura mitomane, manipolatrice, ma tragicamente umana.
Uno spettacolo che invita alla riflessione sul confine tra verità e finzione, tra desiderio di riscatto e ossessione per la visibilità, mettendo in luce le ombre della società contemporanea.


