“La tempesta” di Carlo Colla & Figli

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Dal 18 al 30 giugno, al Teatro Grassi, va in scena La tempesta della Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli, riduzione per marionette che Eduardo De Filippo realizzò, in lingua napoletana, a metà degli anni Ottanta, a partire dal copione shakespeariano.

La forza poetica di Eduardo De Filippo nel restituire, attraverso la ricchezza del linguaggio napoletano, la dimensione “popolare” di un testo ormai visitato e rivisitato da interpretazioni filosofiche e intellettuali, è apparsa come il punto di raccordo più intenso e più concreto con il teatro di marionette che rende tangibile il mondo della fantasia attraverso magie e incantamenti scenici.

Per la Compagnia Carlo Colla & Figli rimaneva un punto da superare: far sì che La tempesta nascesse, così come Eduardo aveva voluto, come spettacolo “di marionette”, cioè che si allineasse ai kolossal di repertorio quali Excelsior, Gli ultimi giorni di Pompei, Cristoforo Colombo, Cenerentola, Prometeo e altri ancora, raccogliendo tutta la saggezza della tecnica marionettistica, delle linee estetiche e interpretative con cui le diverse discendenze dei Colla, e, in particolare, quella di Carlo II, Rosina, Giovanni e Michele, avevano conquistato un teatro stabile in una città come Milano (unico insieme alla Scala per mezzo secolo) e il pubblico di diverse generazioni, insieme a una fama che li aveva consacrati nella storia del teatro italiano.

Così La tempesta è stata vissuta come la nostra grande avventura, come la grande favola nella quale, intorno ai personaggi centrali, si muove un mondo di colori (violenti per la città di Tunisi, rarefatti e opalescenti per i luoghi d’amore di Miranda e Ferdinando, lividi e cupi per la congiura dei Potenti, tetri e inquietanti per la congiura degli Stolti), di suoni, di allegorie e di simbologie; il mondo della magia teatrale, dei trucchi di scena (la folgore, la pioggia, la nave inghiottita dai flutti, ruscelli e cascate), delle creature soprannaturali, il mondo in cui tutto appare vero per l’ingenuità e il candore con cui ogni istante è vissuto, forse anche fuori dal palcoscenico.

I personaggi sono divenuti numerosissimi, più di un centinaio fra spiriti, folletti e farfarielli, animali, e molteplici i luoghi dell’isola, immaginati come il continuo vagabondare dei protagonisti alla ricerca di sé stessi e della loro catarsi, nell’incantesimo perenne in cui si consuma l’azione scenica, al fine di porre in evidenza l’insegnamento che Eduardo colse, in tutta la sua attualità, nel momento in cui intraprese la sua opera di traduttore e di poeta.

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