Va in scena al Teatro Fontana dal 16 al 17 febbraio, Anfitrione, firmato dalla regista Teresa Ludovico e prodotto dai Teatri di Bari.
Un allestimento dissacrante sul tema del Mito, portato sul terreno comune della contemporaneità, traslato, tradito, scomposto, disossato.
Teresa Ludovico si chiede infatti chi sia oggi il nostro Anfitrione e quale sia il contesto sociale in cui la sua storia potrebbe essere collocata. Traslocando il fascino mitico della vicenda tebana in un’atmosfera bollente e schizofrenica del Sud, la regista pugliese sviluppa questo tema affidandosi a diversi immaginari che dialogano anche la fiction e il cinema contemporaneo, in modo particolare con quello di Matteo Garrone da Reality a Gomorra. Tanti sapori in un unico impasto, dove le parole di Plauto si fondono e confondono con quelle di Molière e di Shakespeare in un concentrato che tesse una fitta tela di relazioni attraverso i secoli.
In scena sei attori e un musicista per creare una coralità multiforme e tragica che agisce, però, come un contrappunto grottesco e farsesco in uno spazio che disegna doppi mondi: divino e umano. Un andirivieni continuo tra un sopra e un sotto, tra luci e ombre. Realtà e finzione, verità e illusione, l’uno e il doppio, la moltiplicazione del sé, l’altro da sé e il riflesso di sé, si alterneranno in un continuo gioco di rimandi, attraverso la plasticità dei corpi degli attori, le sequenze di movimento, i dialoghi serrati e comici.

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