sabato, Dicembre 7, 2019

Notre Dame de Paris, passione e lotta sociale all’ombra della cattedrale

Venti anni di successi internazionali, con cifre da capogiro nei teatri di tutto il mondo, premi e tifo da stadio a ogni replica. Tutto questo e molto altro è Notre-Dame de Paris, l’opera popolare che Riccardo Cocciante ha tratto nel 1998 dal romanzo di Victor Hugo e che continua a mietere successi a ogni suo tour. Come quello che ha toccato Milano al Teatro degli Arcimboldi, dove sarà in scena fino al 17 novembre.

Notre Dame de Paris è un’opera impressionante e regala due ore e mezzo di emozioni forti e contrastanti. Una musica potente composta da circa cinquanta canzoni unita a una storia emozionante, basata appunto sulla forza di poli opposti: tra la bellezza folgorante della zingara Esmeralda (interpretata da Tania Tuccinardi nella replica pomeridiana del 3 novembre vista agli Arcimboldi) e la mostruosità di Quasimodo (Giò Di Tonno, il campanaro di Notre-Dame); tra la passione e il richiamo alla spiritualità che dilania Frollo (Vittorio Matteucci), curato di Notre-Dame; tra la ricerca di accettazione e la presa coscienza della propria diversità sociale dei “clandestini”, i reietti della Corte dei Miracoli, capeggiati da Clopin (Leonardo Di Minno); tra l’amore puro e quello sensuale che divide Febo (Graziano Galatone), il capitano dell’esercito; tra il tempo delle cattedrali e le nuove idee rinascimentali, che stanno per rivoluzionare un’intera epoca, rappresentate dal poeta Gringoire.

Questo allestimento italiano 2019 riprende l’impeccabile regia originale di Gilles Maheu del 1998, giunta in Italia quattro anni dopo con la traduzione delle liriche di Luc Plamondon a opera di Pasquale Panella. E nonostante il passare dei tour e delle repliche, ci si emoziona  ancora per i versi de “Il Tempo delle cattedrali”, la canzone che apre lo spettacolo, che immerge da subito in una Parigi del XV secolo in cui in cui si prevede una fine del mondo per l’anno 2000; per la struggente “Bella”, il brano più celebre, cantata  in perfetta polifonia da Giò di Tonno, Graziano Galatone e Vittorio Matteucci; per la potenza de “I Clandestini”,  che riflette con un monito fin troppo attuale le discriminazioni sociali e razziali del mondo di oggi. Un’emozione che, come si diceva, alterna nel pubblico momenti di ovazione ad altri di religioso silenzio. Eccellente il lavoro artistico dei protagonisti. Su tutti un grande Giò Di Tonno – come Matteucci, Galatone e Setti proveniente dal primo cast italiano – davvero impressionante per la caratteristica potenza vocale dai timbri rochi. Ottime anche le prove di Matteo Setti, molto carismatico nel ruolo di Gringoire, Leonardo Di Minno (Clopin) e Vittorio Matteucci (Frollo) che offrono momenti di rara intensità. Al di là degli interpreti, i trenta artisti tra ballerini, acrobati e breaker che popolano la Corte dei Miracoli, così come i doccioni stessi che animano Notre-Dame danno una notevole prova di energia e di talento, svelandosi gradualmente dalla facciata della cattedrale, che campeggia nell’imponente scenografia di Christian Ratz, delineata dal disegno luci di Alain Lortie. Le scene di gruppo sono come sempre di grande impatto e coinvolgimento emotivo per il pubblico grazie alle belle coreografie di Martino Müller.

Uno spettacolo che è ormai di diritto un vero e proprio classico e che merita di essere scoperto dalle nuove generazioni.

 

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