giovedì, Febbraio 20, 2020

“Atti Osceni I Tre Processi di Oscar Wilde”, un inno alla libertà e all’arte

 

E’ un testo che ha una duplice valenza, Atti Osceni I tre processi di Oscar Wilde. Da un lato la forza drammaturgica, dall’altro la precisione del dibattito giudiziario, con cui Moisés Kaufman ha ricostruito attraverso trascrizioni forensi, articoli di giornale, varie lettere ed epigrammi, la vicenda dei tre processi che coinvolsero Oscar Wilde nel 1895. Processi che terminarono con la reclusione del genio irlandese a due anni di lavori forzati, appunto per “atti osceni”.

L’allestimento di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia – già portato al successo nella stagione 2017, di ritorno in questa stagione all’Elfo Puccini e ora in tournée – trova forza nell’essenza del testo di Kaufman, una narrazione storicamente precisa, ma al tempo stesso avvincente, che fa emergere il dramma lacerante di Wilde, un essere umano folgorato dalla bellezza del mondo, completamente libero in ogni accezione del termine. Non libero di amare, in una società vittoriana in cui l’omosessualità è reato. Basta infatti un semplice atto d’accusa, quello del Marchese di Queensbery, padre del giovane Lord Alfred Douglas, “Bosie”, amante di Wilde, che lascia un biglietto all’Albermarle Club: “a Oscar Wilde che si atteggia a sodomita”. Ironia a parte – il vistoso errore di ortografia del Marchese che scrive “somdomite” anziché “sodomite” – il biglietto innesca un successione di drammatici eventi: Wilde fa causa a Queensberry per diffamazione, ma l’evidenza che l’accusa è effettivamente vera, ribalta i ruoli. Wilde è accusato di “atti osceni” ed è costretto a subire la gogna, con una stampa e un’opinione pubblica, che via via si dichiarano sempre più indignate e offese da un “amore che non osa pronunciare il proprio nome”. Il secondo processo si conclude con un verdetto sospeso, mentre il terzo con un verdetto di colpevolezza.

Lo spettacolo di Bruni-Frongia, che hanno curato anche le scene e i costumi, esprime il rigore storico attraverso un apparato visivo essenziale, un anfiteatro-tribunale che sposta la narrazione, attraverso il maniacale precisione di luci di Nando Frigerio, da un personaggio all’altro. Il testo si appoggia solo strutturalmente all’andamento dei tre processi ed è intervallato da altre scene ed eventi da vari resoconti storici, lettere e articoli. Al centro della scena le incisive video-proiezioni dalla forza allusiva, come la bilancia della giustizia, una rosa rossa, il colore delle irresistibili labbra di Bosie, che Wilde definisce in una lettera all’amato “rosse come i petali delle rose” o il ritratto della Regina Vittoria (ogni processo è introdotto dalla frase “la Regina contro Oscar Wilde”).

Immenso Giovanni Franzoni, completamente immerso nel personaggio, con una flemma tutta britannica, che fa gradualmente spazio alla straziante disperazione dell’artista ferito, che si trasfigura nel dolore. E’ Dorian Gray alla sbarra, vivisezionato nel suo splendore, attaccato dagli stessi amanti ora manipolati dall’accusa, che lo condurrà a una resa progressiva e inesorabile. Impeccabile la prova di tutto il gruppo di nove attori, in cui spiccano l’ambiguo Bosie che ha il fascino beffardo di Riccardo Buffonini, Ciro Masella, che si alterna magistralmente tra il Marchese di Queensberry, l’avvocato Gill e il procuratore Lockwood, Nicola Stravalaci (l’avvocato Carson e il Giudice) e Giuseppe Lanino (l’avvocato Clarke). Completano l’ottimo cast, in cui ognuno copre un ruolo da Narratore, Edoardo Chiabolotti (Wright, Giudice, Charles Parker, Regina Vittoria), Giusto Cucchiarini (George Bernard Shaw, Giudice, Sidney Mavor, Wilde) Ludovico D’Agostino (Atkins), Filippo Quezel (Frank Harris, (Frank Harris, Alfred Wood, Banditore)

Atti Osceni è uno spettacolo che è un richiamo alla libertà di amare, alla passione, alla verità, alla bellezza dell’arte, che si risveglia attraverso la spinta dell’indignazione nei confronti di un vero e proprio massacro. Quello perpetrato all’artista Wilde, ma ancor più alla sua umanità. Riaffiora però prepotentemente, grazie a questo sensibile allestimento, la potenza di un’anima bellissima e unica, che torna a fare da monito in un periodo storico in cui l’intolleranza vittoriana non sembra poi così lontana nel tempo.

Dopo il Teatro Elfo Puccini e il Teatro Bellini di Napoli, Atti osceni I tre processi di Oscar Wilde sarà in scena al Teatro Civico di La Spezia dal 4 al 5 febbraio 2020 e al Teatro Cagnoni di Vigevano il 7 febbraio 2020

Foto Laila Pozzo

 

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