mercoledì, Novembre 25, 2020

Filax Anghelos, lo sdoppiamento dell’anima come specchio dei tempi

Una bambola rotta, una chioma bionda posticcia che è ormai un ricordo sbiadito di una bellezza passata che ha segnato una vita sdoppiata in due: quella di Anghelos, infanticida rinchiusa in manicomio e quella di Filax, un maniaco del controllo che cerca di riportare ordine nel mondo immaginario della sua metà femminile. Angela Maria Benedetta Benelli, ovvero la vita scaturita da un boato, una nascita sotto i bombardamenti di Firenze, che la rendono subito orfana di madre, con un padre morto nella strage stalinista di Katyn. E poi una vita tutta in salita, segnata dalle durezze dell’orfanotrofio, le molestie in tenera età, il matrimonio di convenienza e un figlio desiderato e ucciso per troppo amore. Si apre la strada del manicomio per Angela-Anghelos, eroina di una tragedia greca che si cela nelle pieghe più profonde e dolorose della storia italiana dal dopoguerra a oggi. Un dolore che Anghelos nasconde in un magazzino che diventa altare di un attentato, in cui progetta di annientare i più importanti capi di stato del mondo. E’ Filax, sua nemesi maschile, a rivelare la tragica bugia costruita da Anghelos, che in realtà è stata abbandonata in una palude da genitori ignoti, non ha mai potuto essere madre e ha ucciso un bimbo non suo. Nulla di eroico, di alto, ma una vita cominciata e terminata dal basso, che si chiude sul fragore impazzito degli oggetti quotidiani sui quali Angela ha costruito la sua cattedrale immaginaria.
E’ un testo potente Filax Anghelos di Renato Sarti, che lascia senza fiato con la sua bellezza, cruda, reale, senza filtri, come quella della protagonista. Una donna senza un’identità, che si crea un mondo immaginario in cui maschile e femminile si confondono, come sintomi di una società malata. Una figura fragile e al tempo stesso violenta, in cui passato e presente si stemperano in accenni di greco antico; e poi c’è Filax, che getta la maschera di Anghelos con volgare disprezzo. Una regia serrata accompagna il testo nella lucida follia di un angelo caduto, custode di una mente impazzita che è il tragico riflesso di un mondo in cui non è più possibile riconoscersi. Da notare anche l’attento lavoro scenografico di Carlo Sala, che svela i risvolti terreni della cattedrale immaginaria di Anghelos e le drammatiche musiche di Carlo Boccadoro. Solo in scena, nel duplice ruolo di Filax e e Anghelos, Massimiliano Loizzi rivela un temperamento attoriale multiforme, passando con medesima intensità dalla lucida disperazione di Anghelos all’assoluta ferocia di Filax. Due facce, due anime di uno stesso mondo, il nostro.

10apr(apr 10)21:0015(apr 15)16:00Filax AnghelosTeatro Filodrammatici

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