sabato, Luglio 24, 2021

Janis Joplin in scena tra mito e fragilità

Dopo un ottimo debutto al Teatro Bruno Munari di Milano lo scorso ottobre, è stato riproposto il 18 giugno all’Estate Sforzesca JANIS – “Take another little piece of my heart”, uno spettacolo – prodotto dal Teatro del Buratto – ideato dal giornalista Luca Cecchelli, con testo e regia di Davide Del Grosso, che trae spunto dalla figura affascinante e inquieta di Janis Joplin.
Morta a soli 27 anni il 4 ottobre 1970, Janis Joplin divenne un vero e proprio mito del rock, entrando di diritto nel tristemente celebre Club 27, il gruppo di musicisti – tra cui spiccano i nomi di Jimi Hendrix, Jim Morrison, Amy Winehouse e Kurt Cobain – tutti morti all’età di 27 anni.
JANIS – “Take another little piece of my heart” non vuole essere un concerto tributo e nemmeno un biopic teatrale. Si scopre una Janis Joplin nuda e cruda, in tutta la sua fragilità, che si accosta in modo sconvolgente ai fasti da artista straordinaria. Lettere, articoli, pagine di diario, aneddoti e ovviamente le sue canzoni leggendarie (da “Summertime” a “Piece of my heart” appunto) si fanno strada attraverso le riflessioni di una giovane attrice fan della cantante (Marta Mungo) che si trasfigura progressivamente in Janis. Un destino comune segnato dal bullismo, l’empatia smisurata, le difficoltà nelle relazioni sentimentali. Scopriamo, dietro l’immagine hippie, tutta sex drugs and rock’n’roll, una personalità tormentata, divisa tra la rivendicazione di amore libero e il desiderio di un affetto stabile, che le faranno concludere amaramente: “Sul palco faccio l’amore con venticinquemila persone – e poi vado a casa da sola”; e ancora tra la voglia di trasgressione alla smania di essere accettata da una famiglia che non l’ha mai compresa.
Va senza dubbio un plauso all’intuizione di raccontare l’artista nella sua sfera privata, fondendone la sensibilità a quella della giovane attrice in scena (una Marte Mungo molto intensa, dalle notevoli doti vocali e perfetta anche fisicamente per il ruolo). Meno convincente l’idea di affiancare alla protagonista la figura del tecnico del suono (Davide Del Grosso) che si propone come una sorta di “Grillo Parlante”, che la mette a confronto con i suoi dilemmi esistenziali. L’interazione tra i due spezza talvolta la potenza dei monologo, con dei bruschi cambi di registro da drammatico a ironico, sottraendo pathos e impedendo al testo di trovare una direzione univoca ai numerosi temi trattati. Molto interessante invece, da un punto di vista registico, l’inserimento di video-proiezioni, che sovrappongono filmati di Janis all’immagine della protagonista e danno il giusto tocco di dinamismo ai dialoghi.
Al di là di qualche rifinitura, un buon spettacolo, che regala un momento di pura emozione sul finale, sulle note di “Kozmic Blues” introdotta da una delle più celebre frasi di Janis, che riassume tutta la sua essenza di artista: “Alcuni artisti hanno un modo di vivere e un modo di fare arte, per me ne esiste uno solo.”

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