martedì, Novembre 19, 2019

“La cosa brutta”, viaggio familiare dolceamaro nell’incubo della depressione

Una famiglia allo sfacelo, un lutto, una madre persa, un figlio che torna alle origini e una figlia con la mente fin troppo lontana. Una storia come tante quella de La cosa brutta, il nuovo testo di Tobia Rossi – segnalato al Premio Hystrio – Scritture di Scena 2016 e presentato in chiusura alla rassegna Palco Off 2018 al Teatro Libero di Milano – indaga sul quel mostro nero che è la depressione, quel momento di orrido limbo, che rende vulnerabili a tutto. Fiore (Francesca Vitale) ha perso il marito improvvisamente, un incidente di montagna, si dice. Suo figlio Davide (Eugenio Fea) un affermato scrittore che ormai vive lontano dal paese, torna per l’occasione in una famiglia con cui non sente più alcuna affinità. La sorella Martina (Ilaria Marchianò), mentalmente ritardata, sconvolta dalla morte del padre, è scappata nel bosco, costringendo Fiore e Davide a cercarla nel cuore della notte. Un bosco che sembra uscito da una favola nera di Guillermo del Toro, con alberi imponenti che esibiscono brandelli di umanità; un labirinto dell’anima in cui Fiore e Davide si ritrovano progressivamente svelando le rispettive esistenze, tra silenzi, bugie e dolori mai confessati. E portando allo luce un terribile segreto: il padre non è morto accidentalmente, ma si è ucciso. Martina è fuggita nel bosco alla ricerca della Cosa Brutta, il mostro che lo ha rapito. La Cosa Brutta è la terribile creatura con cui il padre giustificava i momenti di depressione, l’essere che di tanto in tanto gli faceva visita, strappandogli la voglia di vivere. Ma la Cosa Brutta è anche l’angoscia di Davide nel vedere la fragilità e le piccole meschinità della madre, ormai anziana, che invece non può fare altro che arrendersi a un ruolo che la vede in una veste nuova, in cui si invertono le dinamiche familiari. Come già dimostrato nei suoi testi precedenti (Dove crescono le ortiche e soprattutto Mad – Madri adottive disperate), Tobia Rossi rivela una notevole abilità nella costruzione del dialogo, alternando con leggerezza registri comici e drammatici, utilizzando uno humor nero personalissimo e poco frequentano nel teatro italiano contemporaneo. Lo spettacolo può contare sull’ottima regia di Manuel Renga, su un affiatato gruppo di attori, in cui spicca la naturalezza espressiva di Francesca Vitale e su una suggestiva scenografia costruita tra il minimalismo e il dark. La cosa brutta è uno spettacolo che scava nel profondo, incitando con una punta di inquietudine a formulare con concretezza le domande che nessuno vorrebbe mai porsi e che portano alla consapevolezza dell’ineluttabile fragilità dell’animo umano. Leggi l’intervista Tobia Rossi

Foto Dino Stornello

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