venerdì, Novembre 27, 2020

“Non lo deve sapere” e il dolore delle verità nascoste

Un luogo imprecisato, in un tempo altrettanto limbico, in cui non esistono cellulari, ma solo voci registrate. Proprio a una segreteria è affidato un messaggio destinato a mettere in tragica discussione il mondo di Eva, Lea, Isa e Mia, quattro sorelle orfane, emotivamente sconnesse in modo indecifrabile. La voce sul telefono di Lea (Monica Faggiani) innesca un terribile sospetto, cioè che il fidanzato di Mia, la sorella minore e ragazza madre, sia un pedofilo. Lea convoca Isa (Valeria Perdonò) ed Eva (Silvia Soncini) per spingerle a rivelare tutto a Mia. Isa, barricata nella sua tranquillità di madre e moglie borghese, ed Eva, la maggiore, votata alla sperimentazione sessuale e al divertimento ad alto tasso alcolico, non intendono mettere in pericolo il loro piccolo, seppur ipocrita, mondo familiare per una diceria. Ma Lea, assistente sociale e “caporal maggiore” come la definiscono le sorelle, ha la meglio e il sospetto viene svelato. Mia non solo si rifiuta di credere alle tre, ma le allontana con rabbia. 
Trascorso del tempo, Mia riprende, però, ad avere rapporti con Isa ed Eva, escludendo completamente Lea. Perché il risentimento di Mia è rivolto soltanto a lei? L’impenetrabile magma emotivo delle quattro sorelle affiora poco a poco, mostrando verità inconfessabili, celate per un cosiddetto bene comune. La relazione di anni prima, tra la quindicenne Mia e l’allora marito di Lea, Diego, è stata nascosta da Isa ed Eva e soprattutto dalla stessa Mia, ben decisa a non rovinare il matrimonio di Lea, la sorella speciale, che le ha fatto da madre e da padre. Ma c’è di più. Affiora anche il risentimento di Isa contro le altre, lei, che è stata inspiegabilmente reclusa dai genitori in tenera età in un collegio nel momento della nascita di Mia, rimanendo quindi completamente isolata dalla vita familiare. Anche se il terribile sospetto su Max si rivelerà infondato, Lea verrà a sapere con certezza che Max ha già una famiglia. A questo punto Lea, ormai disgustata dall’ipocrisia delle sorelle, che non hanno dimostrato alcuna solidarietà nei suoi confronti, informa Isa ed Eva lasciando loro il compito di decidere se dirlo o meno a Mia.
Lo spettacolo, che si avvale della regia lineare e rigorosa di Fabio Banfo che si apre alcuni intensi momenti onirici della mente di Lea, si chiude con un flashback di diversi anni prima, reso da un video in bianco e nero, in cui troviamo Isa, Eva e Mia (Claudia Figini), allora quindicenne, ben decisa a custodire un segreto, che si rivelerà la chiave della storia.
E’ un testo davvero molto avvincente Non lo deve sapere. Tre sorelle di cechoviana memoria, anzi quattro –  Mia vive infatti quasi esclusivamente nelle parole degli altri  – e un titolo che sembra echeggiare proprio alla frase finale del testo del grande drammaturgo russo, “Poterlo sapere, poterlo sapere!”. Ma se le tre sorelle cechoviane si interrogavano sul perché delle sofferenze umane, nel testo di Monica Faggiani e Silvia Soncini le tre protagoniste – caratterizzate con notevole precisione e personale intensità psicologica dalle tre intense interpreti – rispecchiano l’importanza che può avere la verità nella vita di ognuno. E’ davvero così fondamentale sapere? O una menzogna ben calibrata può evitare fiumi di sofferenze? Quello che risulta molto interessante a livello drammaturgico è come i personaggi siano stati forgiati sulla loro ricerca o meno di verità. La necessità spasmodica di Lea per un visione chiara e limpida sulle vite degli altri le fa distogliere lo sguardo sulla sua stessa esistenza, relegandola a un ruolo tutt’altro che altruista e a una quotidianità solitaria; Isa, maestra del “non vedo, non sento, non parlo”, vive in funzione della visione altrui, in un mondo bigotto e superficiale; per Eva la menzogna ha invece innescato un mondo di promiscuità e menefreghismo, che la fanno navigare al largo dal resto dell’umanità. Mia, che non compare mai in scena e personaggio inizialmente ambiguo, si rivelerà alla fine quello più coerente con il proprio credo.
La volontà di mostrare alternativamente comportamenti e reazioni diverse delle protagoniste innesca interessanti reazioni nel pubblico, che si trova a parteggiare alternativamente con ognuna di loro, senza trovare univocità emotiva. Come a dire che la verità non esiste, se non negli occhi degli altri.

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