mercoledì, Agosto 5, 2020

“Non si sa come” nell’intensa messa in scena PACTA.dei Teatri

Una sala affollata domenica ha applaudito ad una delle nuove produzioni di PACTA.dei Teatri del 2020, un adattamento di Non si sa come di Pirandello curato da Gianmarco Bizzarri, con la regia di Paolo Bignamini e in scena Matteo Bonanni, Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi e Annig Raimondi, la donna a cui si deve il successo del progetto PACTA.

Ultima opera teatrale compiuta di Luigi Pirandello, datata 1934, “Non si sa come” scandaglia la vita del conte Romeo Daddi, di sua moglie Bice e degli amici di famiglia Giorgio e Ginevra, cui si aggiunge il marchese Respi.

Tradimenti, segreti e delitti sono al centro di un plot che si svela lentamente grazie a un fitto interscambio di dialoghi perfetti, mai noiosi grazie anche alla bravura del cast, che sa essere compatto e sullo stesso livello in tutti i suoi  elementi.

Pirandello aveva una modernità straordinaria e il testo, nonostante non sia uno dei più noti, sembra parlare alla società di oggi: il tema di fondo è la volontarietà o meno di certe azioni sbagliate e delittuose, che possiamo tradurre con l’eterno conflitto fra chi ritiene che sia da punire l’esito di un’azione indipendentemente dalla consapevolezza e dalla volontarietà di chi l’abbia compiuta.

L’inconscio spesso ci domina e il corpo, a volte, è guidato da forze sconosciute che prendono il controllo e sembrano dare uno stato di momentaneo sonno e torpore alla mente: se la passione ci travolge al punto da farci fugacemente baciare una donna, avvolti dall’oblio di coscienza del raptus, si tratta di vero tradimento?

E un tradimento solo sognato, è qualcosa da dimenticare o, per dirla alla Battiato, è l’inconscio che “ci comunica coi sogni frammenti di verità sepolte”?

Purtroppo, queste domande e l’improvviso ritorno di un ricordo che la mente aveva accantonato fra le pieghe dell’anima di Romeo lo inducono a uno stato di furore, a quella rottura dell’equilibrio che serve sempre ad avviare una trama teatrale.

Appena accennato, ma non secondario, è infine il tema della prescrizione, che cade perfetto nel dibattito politico di questi giorni e si affianca ad un altro dilemma vecchio come l’uomo, ovvero se sia meglio raccontare devastanti verità o lasciarle sepolte con piccole omissioni e bugie.

Pirandello, comunque, fa domande e non dà risposte e forse anche per questo è troppo grande da raccontare, andrebbe semplicemente vissuto, guardato, ammirato, ascoltato e vi consiglio di farlo proprio nel salone della periferia di Milano.

La mente del Siciliano era una mente che muoveva una penna magica e PACTA ha saputo rappresentarlo con coerenza e modernità assieme, grazie anche a scenografia e luci (e ombre) che sono una perfetta cornice per questo gioco di ruolo e delle parti.

La quarta parete, nemmeno a dirlo, anche stavolta sta stretta sia al compianto siciliano che ai suoi personaggi.

il dramma scandaglia la vicenda del conte Romeo Daddi: l’uomo tradisce, durante un improvviso momento di debolezza, la moglie Bice con Ginevra, consorte dell’amico di famiglia Giorgio Vanzi. Questo atto, compiuto in uno stato di totale inconsapevolezza, rievoca in Daddi un’altra colpa affogata in un passato lontano, concatenata nel metodo e a tutti segreta. Si tratta dell’omicidio di un giovane, commesso durante una lite tra ragazzi cominciata per un motivo apparentemente futile. Un delitto di cui l’uomo non sente di portare la responsabilità, poiché accaduto “non si sa come”, ovvero senza che lui realmente lo volesse. La consapevolezza di questa sorta di “eccedenza” della realtà che sfugge al nostro controllo getta Daddi nello sconforto più profondo.

Recensione di Mattia Gelosa

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