sabato, Dicembre 7, 2019

“Non sparate sulla mamma”: le madri ossessive secondo Terron

Non tutti ricordano le commedie di Carlo Terron, autore di indubbio talento e pungente critico teatrale (prima de L’Arena e poi de La Notte). Terron lasciò la carriera psichiatrica alla fine degli anni Quaranta per dedicarsi alla scrittura e fu uno dei creatori della televisione italiana, di cui dal 1954 diresse il settore prosa e musica. Un autore dall’umorismo vintage – come dimostra uno dei suoi più grandi successi, Baciami Alfredo, una storia ambientata negli anni venti, resa celebre dalla coppia Alberto Lupo-Valeria Valeri – ma che non manca di spirito corrosivo e di una certa vena di spregiudicatezza ante-litteram. Ne è la dimostrazione la commedia Non sparate sulla mamma, in scena fino all’8 dicembre  al Teatro San Babila, con la regia di Marco Rampoldi e la coppia Stefania Pepe e Roberta Petrozzi.

In un salotto anni sessanta degno di Gozzano “affollato di cose rare”, troviamo due madri, la Maura e la Clotilde, tipiche rappresentanti della borghesia milanese medio alta. Due “sciure” quarantenni ben conservate dalle personalità opposte. La Clotilde (Roberta Petrozzi) è “bionda, benvestita, di delicato spirito e di gentile aspetto” mentre la bruna Maura (Stefania Pepe) è “un tipo uguale, eppur diversissima”, dal “temperamento molto in bruno” e dalla “stravolta drammaticità”. Due mamme che condividono un rapporto di amicizia e un unico problema apparentemente insormontabile: tenere i rispettivi figli adolescenti, Massimiliano e Guido, legati a sé, strappandoli dalle mire delle predatrici femmine. “Sono là, pronte, le Circi – sbotta la Clotilde. Fanno gola a tutte e li avranno loro. Ce li rubano”. Piuttosto che lasciare cadere i propri virgulti nel vortice della lussuria, la Maura propone una soluzione: le due si occuperanno personalmente della questione, iniziando sessualmente l’una il figlio dell’altra. Ma dopo un primo periodo di rodaggio, le storie proseguono oltre misura, causando non pochi problemi: la Maura è rosa dalla gelosia nei confronti di Massimiliano, che si rivelerà “un satiro spudorato”, mentre la Clotilde vagheggia un amore romantico nei confronti del tenero Guido. L’imprevisto più inaspettato darà una svolta alla vicenda, in un crescendo di colpi di scena dai risvolti comici.
Non sparate sulla mamma è un testo divertente, che tocca tasti delicati con un’ironia molto raffinata. Ed ecco il paradosso: parlare di temi sessuali – pensiamo poi che la commedia debuttò nel 1962 con le interpretazioni di Lina Volonghi e Lia Zoppelli – con finezza e acume, facendo scivolare la volgarità tra le pieghe di un linguaggio quasi aulico e al tempo stesso umoristico. Rampoldi decide di preservare la scrittura di Terron, facendo recitare anche le belle didascalie. Una scelta originale, che sdoppia le già fragili personalità delle protagoniste e accentua ironicamente alcuni aspetti contraddittori della psicologia femminile. Ed è proprio la psicologia femminile che Terron sonda. La Maura e la Clotilde come archetipi della madre ossessiva. Una tipologia che sfida il passare degli anni e in cui chiunque può affermare di essersi imbattuto almeno una volta. Ottime le due interpreti, che dimostrano inoltre un grande affiatamento. Stefania Pepe è una Maura esilarante nelle sue esternazioni degne di una tragedia greca, cui fa eco la maliziosa rassegnazione della Clotilde di Roberta Petrozzi. Uno spettacolo piacevolmente retrò, con una strizzata d’occhio al mondo di oggi.

 

 

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