Lucie è disperatamente felice. Autrice teatrale di successo, non riesce più a scrivere da quando naviga nella noia di una bellissima casa e di un matrimonio con un famoso attore molto più anziano di lei. Proprio lei, che non ha fatto altro che scrivere delle sue disgrazie – una madre alcolista e un padre anaffettivo – ha perduto l’ispirazione il giorno in cui ha raggiunto il nirvana. La troviamo nel bel mezzo di una crisi creativa, nel suo appartamento. Un piccolo inconveniente idraulico le fa incontrare il vicino del piano di sotto, Thomas, professione bancario, un personaggio decisamente poco artistico. Eppure l’arrivo di quest’uomo così diverso da lei cambierà la sua vita. E’ l’incipit di Tutto quello che volete la commedia di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière, che ha debuttato per la prima volta in Italia nell’allestimento di Eccentrici Dadarò andato in scena al Teatro Litta dal 6 al 12 maggio, con Rossella Rapisarda e Antonio Rosti e la regia di Fabrizio Visconti. Un testo intelligente e dall’ironia sottile, che non delude in questo allestimento italiano.
Tutto quello che volete è una commedia affascinante e ricca di molti spunti di riflessione. La storia è un’evoluzione sentimentale di due personaggi agli antipodi, che dapprima si scontrano, ma gradualmente scoprono la propria complementarietà, fatta di giochi di seduzione, fughe, litigi e incontri. Dopo un primo momento di aggressività e disprezzo, Lucie scopre infatti l’altro lato di Thomas. Un personaggio concreto, un epicureo che ama il buon cibo, le donne e la cui conoscenza teatrale si limita a Molière. Ma anche un uomo ottimista, solare, che vive nel rimpianto della moglie scomparsa prematuramente. E così, in un progressivo mordi e fuggi, i due si aprono reciprocamente e rivelano a poco a poco stralci della propria vita. Fino a quando Lucie si rende conto che deve ritrovare un briciolo di infelicità per poter continuare a scrivere. Ma a che prezzo?
L’allestimento italiano di Tutto quello che volete ha una cifra stilistica molto raffinata, che coniuga perfettamente emozione, risate e colpi di scena, giochi teatrali e meta-teatrali (con un divertente intervento videografico di Gaetano Callegaro e Alessia Vicardi in due ruoli a sorpresa) di una storia piacevolmente annidata su se stessa, che mischia in modo intelligente più tempi e livelli. Merito della regia eccellente, ritmata e poetica di Fabrizio Visconti e dall’ottima prova di una coppia di attori affiatati, già collaudata nel delizioso Montagne Russe, portato in scena la scorsa stagione. Due volti di un’ironia mai fine a se stessa, che Antonio Rosti esprime con una tenerezza disarmante e Rossella Rapisarda con un’intensa corda emotiva. Molto efficace anche la scelta scenografica (di Marco Muzzolon), diversa da quella naturalistica dell’allestimento francese, che verte invece su una soluzione minimale. Solo lo scheletro di una casa, con mobili trasparenti, parenti invisibili sospese dalla realtà e delineate dal preciso disegno luci di Visconti, a cui va inoltre il merito di regalare un momento di pura poesia nella bellissima scena iniziale, con un velatino che proietta pioggia battente e stralci creativi della mente di Lucie.