Una coppia di mezza età entra in un elegante appartamento borghese. L’uomo si aggira confuso tra libri e oggetti, cercando tracce di un passato che non ricorda. A causa di un incidente domestico, Marco, autore di gialli, ha infatti perso la memoria e ora può contare solo sull’aiuto della moglie Lisa per cercare di ricostruire la sua esistenza.
Piccoli crimini coniugali di Eric Emmanuel Schmitt, adattato, interpretato e diretto da Michele Placido con Anna Bonaiuto co-protagonista, è un testo forte e toccante che riflette con sensibilità e intelligenza sulla complessità della vita di coppia e sulla sua resistenza di fronte all’usura del tempo.
Una complessità che emerge dai primi dialoghi, nei quali Lisa (Anna Bonaiuto) apparentemente dolce, quasi materna nei confronti di Marco, inizia a mostrarsi contraddittoria e misteriosa su tutto quello che ha preceduto l’amnesia del coniuge. Uno scambio serrato di battute e di piccoli, incalzanti colpi di scena svela gradualmente il dilemma di un’anima divisa in due, di una coppia resa esausta dagli anni, in bilico tra quotidianità metodica e spasmi di furore inaspettati. Nonostante gli dipinga un matrimonio idilliaco, la pungente ironia di Lisa fa capire a Marco che la loro è tutt’altro che una coppia da romanzo rosa. “Vivere con me è un’inferno?” chiede Marco . “Si, diciamo che è un’inferno ma… in un certo qual modo… io… ci tengo a quest’inferno” risponde Lisa. E a poco a poco i battibecchi tra i due fanno emergere molte realtà nascoste, la gelosia di Lisa nei confronti del marito – che si intuisce essere un donnaiolo impenitente – il rifugiarsi consolatorio della donna nell’alcol e una verità inconfessabile. “Una giovane coppia è una coppia che cerca di sbarazzarsi delle altre coppie. Una vecchia coppia è quella dove ciascuno cerca di sbarazzarsi del proprio compagno” – scrive Marco nel libro tanto odiato da Lisa, quel “Piccoli crimini coniugali” che dà il titolo al testo. E’ questa la vera chiave del testo? E’ necessario distruggersi per amarsi? Un pensiero che si insinua piano piano nelle menti dello spettatore e sfocia, tra ironia e disincanto, in un vero e proprio trattato filosofico sull’amore.
L’allestimento – in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 14 aprile – mette in evidenza l’ottimo gioco di coppia tra due attori di indubbio talento: Placido ironico e sornione come è nella cifra del personaggio e Anna Bonaiuto straordinaria nel dipingere la contraddizione di una donna apparentemente moderna, ma in realtà terrorizzata dall’idea di perdere l’amore di una vita.
Michele Placido firma una messa in scena asciutta, molto concentrata sui movimenti, la gestualità e gli sguardi tra i protagonisti – messi in evidenza dal preciso disegno luci di Pasquale Mari che illumina anche le belle scene di Gianluca Amodio – che si abbandonano in un epilogo crepuscolare, sulle note appena accennate de L’appuntamento.