“Ma si può rappresentare un personaggio rifiutandolo? – si chiede Pirandello nella prefazione a Sei personaggi in cerca d’autore –  Evidentemente, per rappresentarlo, bisogna invece accoglierlo nella fantasia e quindi esprimerlo. E io difatti ho accolto e realizzato quei sei personaggi; li ho però accolti e realizzati come rifiutati: in cerca d’altro autore”.
La domanda può essere ancora più provocatoria: come si può rappresentare il dilemma pirandelliano oggi? Michele Sinisi ne dirige un adattamento scritto con Francesco M. Asselta, che pur rimanendo fedele alla traccia originale, lo immerge in un affascinante kaleidoscopio drammaturgico contemporaneo.
Per la compagnia che si aggira tra il pubblico è in atto una prova, un alternarsi affabulatorio di battibecchi e riflessioni tra un regista autoritario (Stefano Braschi), attori esuberanti (impagabili le elucubrazioni di Gianni D’Addario) , tecnici e lo stesso Michele Sinisi, una presenza inquietante che dispensa direttive. Su un grande tavolo un computer che offre uno storytelling di ciò che accade, con momenti musicali da YouTube e stralci dei dialoghi proiettati su un grande schermo. Alcuni degli attori si dileguano per poi rientrare dalle porte laterali della platea nelle vesti dei personaggi. E’ il Padre (Ciro Masella, vero catalizzatore della scena e l’unico a riprodurre il testo pirandelliano originale) a parlare ed esporre il dilemma di personaggio rifiutato dallo stesso autore. Ha avuto una moglie, un figlio, ma poi se ne è allontanato, consegnando la donna al suo segretario, perché, a suo dire, più adatto a farla felice. Una scelta che ha avuto conseguenze tragiche, che però reclamano un seguito. La  Madre (Marisa Grimaldouna figura stralunata, quasi una maschera da tragedia greca), la Figliastra (Stefania Medri) e il Figlio (Donato Paternoster) si palesano tra il pubblico, allacciando il ben noto gioco meta teatrale con la compagnia, dapprima infastidita poi travolta dagli avvincenti risvolti della storia. L’improvvisa morte del segretario fa sprofondare nella misera la Madre e la Figliastra, costretta a prostituirsi nell’atelier di Madama Pace (Adele Tirante che regala una performance tra l’avanspettacolo e Almodóvar) dove la Madre lavora come sarta e dove il patrigno si reca abitualmente. Un quasi incesto ripetuto all’inverosimile da tutta la compagnia nei ruoli di Padre e Figliastra, alla ricerca impossibile di un dramma reale, il tutto sotto l’occhio vigile di un ospite del mondo teatrale che cambia ogni sera (Ferdinando Bruni nello specifico di questa replica) e il cui ingresso viene anticipato da una diretta Facebook proiettata sullo schermo. Ed è un continuo gioco di rifrazioni tra attori e pubblico, che viene sorpreso anche dall’ingresso in scena di una presunta spettatrice che inizia una conversazione telefonica sul palcoscenico – d’altronde forse non è un caso se già nel prologo si è stati avvisati di tenere accesi i cellulari.
L’arte non coglie la realtà, mentre questa è troppo mutevole per fissare la bellezza artistica. Il moltiplicarsi dell’io e l’incomunicabilità tra gli stessi esseri umani è amplificato in questo allestimento da un continuo cambio di prospettiva, agevolato dagli interessanti espedienti multimediali e da un dettaglio geniale, vale a dire l’enorme impianto scenico marionettistico (le scene sono di Federico Biancalani) che riproduce il tragico incontro tra il Padre e la Figliastra nell’atelier di Madama Pace. Sinisi va oltre l’annientamento della quarta parete, proponendo una drammaturgia work in progress in cui ognuno si nutre dell’altro, in una famelica ricerca di un proprio io, che invece fluttua continuamente. E che nel climax, ovvero la morte vera o presunta della Bambina che annega nella vasca, lascia nel pubblico tutto l’orrido silenzio assordante dell’urlo di una madre che vive un dramma tutto nostro e contemporaneo.

Sei personaggi in cerca di autore, prodotto da Elsinor è andato in scena al Teatro Fontana dal 12 al 24 marzo 2019

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