“SPRINGSTEEN – LIBERAMI DAL NULLA”: la bellezza di una storia normale da persone (quasi) normali!

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Jeremy Allen White as Bruce Springsteen in 20th Century Studios' SPRINGSTEEN: DELIVER ME FROM NOWHERE. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2025 20th Century Studios. All Rights Reserved.

SPRINGSTEEN – LIBERAMI DAL NULLA – in uscita il 23 ottobre nelle sale italiane – regia di Scott Cooper, con Jeremy Allen WhiteJeremy StrongPaul Walter HauserStephen GrahamOdessa Young, il nuovo biopic tratto dal libro di Warren Zanes “Deliver Me From Nowhere” incentrato sul periodo “cupo” della creazione dell’album “Nebraska”, primo disco acustico che Springsteen diede alla luce nel 1982, è un’operazione riuscitissima.

Jeremy Allen White as Bruce Springsteen in 20th Century Studios’ SPRINGSTEEN: DELIVER ME FROM NOWHERE. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2025 20th Century Studios. All Rights Reserved

Attori molto bravi, credibili nell’interpretazione delle figure reali e che, soprattutto, non risultano “santini”… ovvero, più volte emergono aspetti non necessariamente positivi di ogni personaggio e si apprezza il fatto che le “ombre”, non solo quelle interiori, non vengano edulcorate o nascoste, per quanto riguarda sia gli aspetti personali che quelli più da “show business”.

Il film ha il grande pregio di essere una profonda analisi di un percorso di caduta di una personalità agli inizi di una fama già planetaria e sulla soglia dell’”Olimpo del Rock”, che deve fare i conti con i prezzi da pagare per un’infanzia complicata, con i vuoti affettivi, con le paure, con una incapacità a far fronte a responsabilità della vita in nome di una immersione totalizzante nella propria professione… con la maniacalità, figlia sì di una visione perfezionista del lavoro e dell’arte, ma anche di una insicurezza caratteriale di fondo.

Il libro di Zanes non è l’unica fonte che ispira la sceneggiatura, anzi ci sono aspetti presi dall’autobiografia di Springsteen “Born To Run”, che probabilmente erano funzionali alla trasposizione cinematografica del racconto, ma ciò non disturba affatto.

Jeremy Allen White as Bruce Springsteen in 20th Century Studios’ DELIVER ME FROM NOWHERE. Photo by Macall Polay © 2025 20th Century Studios. All Rights Reserved.

La profondità con la quale viene mostrata “la caduta” non è la stessa con la quale si mostra “la risalita”, ma il tutto è voluto… la parte di risalita dagli inferi della propria inquietudine, è come si suol dire “un’altra storia” e questo capitolo è molto meno interessante, dato che appartiene all’immagine-mito che si conosce… ovvero: tutti possiamo vedere bene le luci, sono le ombre che spesso sono difficili da vedere. Del resto la storia dell’arte in genere, ci insegna che creatività, genialità e produzione artistica, quasi sempre nascono dagli angoli bui e dalle pieghe della vita di un artista, difficilmente da momenti di gioia, tranquillità e spensieratezza!

La fotografia del film è splendida e i colori riportano a quel periodo, caratterizzando la pellicola anche dal punto di vista della ricostruzione ambientale dell’America del tempo.

Jeremy Allen White as Bruce Springsteen in 20th Century Studios’ SPRINGSTEEN: DELIVER ME FROM NOWHERE. Photo by Macall Polay. © 2025 20th Century Studios. All Rights Reserved

C’è molto buio nelle scene ambientate in quei primi anni ’80 mescolate al bianco e nero dei flash-back dell’infanzia di Springsteen e questo aiuta a dare ancora di più il senso di tormento e angoscia nella lotta contro i propri demoni interiori.

Il ritmo è volutamente “lento” e anche questo è un particolare che aiuta a sentirsi in sintonia con quella parte “normale” di una figura che già allora aveva molto di “leggenda”, anche se non quanto poi avrebbe raggiunto nel seguito della carriera.

Ed è questo che forse “inquieta” di più nel film: quanto di normale e “comune” ci sia nella lotta contro la depressione e la paura di una eventuale “malattia mentale ereditaria” da parte di Springsteen (il padre, magistralmente interpretato dall’attore Stephen Graham, lottò per tutta la vita con una forma di depressione/schizofrenia che lo portò ad essere “assente” nella quotidianità familiare).

Lo spettatore inevitabilmente può restare coinvolto da questo aspetto… tanto quanto viene coinvolto dai testi delle canzoni. Springsteen ci ha abituati a raccontare parti della vita di molti di noi raccontando parti della sua!

Questa è la sua eccezionalità e il film rispecchia assolutamente questo spirito!

Jeremy Allen White as Bruce Springsteen in 20th Century Studios’ SPRINGSTEEN: DELIVER ME FROM NOWHERE. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2025 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Non sono da trascurare però anche altri momenti più “leggeri” del film, come ad esempio quelli in cui si sorride con il personaggio di Mike, l’amico fonico un po’ improvvisato, che di fatto registra con mezzi assolutamente casalinghi quello che è il vero capolavoro della discografia di Springsteen, alla faccia di ogni tecnologia da studio di registrazione da milioni di dollari… o quelli in cui uno splendido Jeremy Allen White riesce ad interpretare l’ironia gigionesca e sbruffona del Bruce che per far colpo sulla ragazza Faye (giovane cameriera e madre single attratta dal Bruce uomo molto più che dall’artista di successo), si introduce di nascosto di notte al Carousel di Asbury Park, per fare un giro in giostra nel misterioso silenzio del Luna Park addormentato, affermando di essere “il padrone di questa città”.

Per chi non è fan di Bruce, si esce dalla visione, affascinati, turbati, grati per aver avuto la possibilità di conoscere qualche piega profonda della sua personalità… e questo è forse il grande merito di questo film: il giovane Springsteen come un “paladino delle imperfezioni”, tanto geniale nel suo essere artista così come tanto attorcigliato su se stesso e sulle proprie incapacità quotidiane personali.

Per chi è invece fan e quindi a conoscenza di tutti i risvolti di quel periodo della sua vita, si esce commossi, con il senso di un’opera fedele, che rispetta la dignità della storia vera (o perlomeno di quella narrata da lui stesso), con il senso di una storia raccontata bene (cosa non così comune, ahimè, nelle prove cinematografiche che riguardano Springsteen e spesso che riguardano il mondo della musica)… e si esce con l’ennesima consapevolezza del perché questo artista sia davvero così diverso dagli altri e del perché colpisca in modo così diverso la vita di ciascuno di noi.

E tanto basta per ritenerlo un capitolo riuscito e da vedere e rivedere… al cinema!!!… perché un film così va visto nell’immersione totale e magica delle sale!

Recensione di Corrado Gambi

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