“TAPE La registrazione” nell’incisiva regia di Fornasari

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Al Teatro Filodrammatici di Milano è in scena fino al 22 marzo Tape – La registrazione, commedia dark di Stephen Belber diretta da Bruno Fornasari, resa celebre anche dall’adattamento cinematografico di Richard Linklater del 2001, con Uma Thurman, Ethan Hawke e Robert Sean Leonard.

Siamo in una squallida stanza di un motel a Lansing, nel Michigan, dove Jon (Tommaso Amadio), un regista in procinto di presentare un suo film al festival locale, si ritrova faccia a faccia con Vince (Umberto Terruso), un vecchio amico dai tempi del liceo, che non vede da ben dieci anni. Si evince subito che il carattere vincente è Jon, talentuoso, responsabile, con i suoi ideali da borghese progressista, il suo apparente understatement, che non gli impedisce di indossare delle scarpe da 150 dollari. L’esatto opposto di Vince, il perdente, che si presenta all’amico in boxer e canottiera, una vita contraddittoria, tra alcol, droga, spaccio e una presunta attività da pompiere volontario e a cui Jon rimprovera il comportamento machista nei confronti delle donne. Inaspettatamente la situazione si ribalta: Vince riporta a galla un episodio del passato, ovvero un rapporto sessuale ambiguo tra Jon e Amy, un tempo fidanzata di Vince.

La tensione cresce quando Vince registra di nascosto una confessione di Jon, che ammette la natura non consensuale del rapporto e, a sorpresa, annuncia l’arrivo imminente di Amy (Camilla Pistorello). Da questo crescendo drammaturgico, che segue le unità classiche di tempo, azione e luogo e di cui è doveroso non rivelare il finale, si avvia un viaggio teso e incalzante, che spinge il pubblico a interrogarsi su concetti più che mai attuali, come consenso, abuso, colpa e responsabilità, personale e collettiva. Tutti temi collaterali a quello che è il fulcro del problema: l’incapacità di voler riconoscere uno stupro in quanto tale, usando eufemismi, sinonimi, giri di parole, proprio come Jon, che inizialmente si difende, affermando di aver costretto Amy al rapporto tramite “una pressione linguistica”. Il testo non dà risposte. Ma offre uno spunto necessario: interrogarsi sul passato per definire in modo corretto il presente. Ovvero la necessità di riconoscere uno stupro anche a posteriori, anche se per altre generazioni, come quella cresciuta negli anni ’90, quella pre me-too per intenderci, non era considerato tale. La particolarità di Tape, non esclusiva – si pensi a un classico del cinema come Rashomon o più semplicemente ai sei personaggi pirandelliani, è l’attenzione alternata sui tre personaggi, chiusi in una stanza, ognuno con la propria versione dei fatti. La regia di Bruno Fornasari è serrata, a tratti violenta anche negli scontri tra i due interpreti maschili, e risulta particolarmente incisiva.

La rappresentazione si distingue infatti per una recitazione fisica e intensa, con ottime caratterizzazioni: Umberto Terruso è Vince, il presunto perdente, Tommaso Amadio è Jon, il politicamente corretto e Camilla Pistorello, Amy la calma apparente. Tutte etichette destinate a essere capovolte, in un continuo cambio di prospettiva. L’atmosfera claustrofobica e l’uso drammatico delle luci (insieme alle scene a cura di Fabrizio Visconti) nella squallida stanza di motel di Lansing contribuiscono a far progredire il racconto di una catarsi annunciata, ma mai realmente attuata. L’epilogo – che è una scelta non presente nel testo originale – svela, grazie all’ausilio video, a distanza di anni, le vite dei due protagonisti. Con il sottofondo musicale di Here Comes the Rain Again – proposta anche nella suggestiva versione indie di Kristóf Hajós oltre alla celebre orginale degli Eurythmics – quasi a enfatizzare il contrasto tra l’amore come connessione e lo stupro come possesso.

Foto di Laila Pozzo

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