Tempi nuovi, la commedia scritta e diretta da Cristina Comencini in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 24 febbraio, mette in scena una famiglia come tante, quella formata dalla coppia Giuseppe (Maurizio Micheli) e Sabina (Iaia Forte) e dai due figli Antonio (Nicola Ravaioli) e Clementina (Sara Lazzaro). L’andamento lento di Giuseppe, uno storico innamorato dei libri e quello turbo dei figli e di Sabina, una giornalista ormai convertita ai social e alle nuove tecnologie, non ha alcun punto di incontro. Giuseppe è deciso a fare la resistenza, quella con la R maiuscola, lui che proprio alla Resistenza storica ha dedicato ampi studi. Parole come ricerca delle fonti, bibliografia, approfondimento sembrano aver perso ogni significato per il figlio Antonio, studente simbolo di una generazione convinta che il verbo sia wikipedia e che la soglia di attenzione umana non possa sostenere la lettura di un libro. Per Antonio liceale “ciuccio”, ancora incerto sulla collocazione temporale delle Crociate, la velocità è tutto, anche nei rapporti personali, al punto che non esistono più relazioni ma rapporti “turnanti” tra amici di amici. D’altro canto Giuseppe, che come un antico erudito vive circondato da un’imponente biblioteca personale, manifesta un odio aperto per la tecnologia, che vede ormai come un quinto incomodo, che interferisce anche nella relazione con Sabina. Il colpo di scena si innesca nel momento in cui Clementina farà una scottante rivelazione, a cui sorprendentemente Giuseppe reagisce con il più moderno degli atteggiamenti.
Subentra infine un’inaspettato cambio comportamentale in Giuseppe, che, senza un motivo comprensibile se non quello di un fantomatico stress post operatorio, si trasforma in un provetto social media manager di se stesso, un tossico dello smartphone, che rifugge il contatto con i libri o di quelli che ormai definisce “oggetti con le pagine”. Se lo stratagemma dell’inversione dei caratteri, ben reso dalla scomparsa improvvisa di tutti i libri dalla biblioteca di Antonio, è divertente, rimane un po’ fine a se stesso e non trova una sua reale collocazione nella tessitura drammaturgica della commedia, che infatti viene chiusa con un epilogo leggermente frettoloso. Rimane  senza dubbio da parte della Comencini una rlflessione molto divertente e garbata portata in scena da un gruppo ben affiatato in cui Maurizio Micheli, si esprime al meglio,  donando al testo il giusto ritmo e tempi comici. 

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