“Top girls” tra emancipazione e incomunicabilità

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Top Girls, messo in scena per la prima volta nel 1982 al Royal Court Theatre di Londra e successivamente a New York, rese Caryl Churchill una delle voci più potenti della drammaturgia contemporanea, celebrata per le sue innovative opere teatrali sulle donne oltre che per il suo personalissimo stile di scrittura.

Il testo approfondisce la tematica femminile tra stereotipi di genere e difficoltà di emancipazione.

Lo porta in scena Monica Nappo, nella traduzione di Maggie Rose, con la produzione di Fondazione Teatro Due Parma

Lo spettacolo si apre su un banchetto al quale partecipano cinque figure femminili della storia, dell’arte e della letteratura: Isabella Bird (Laura Cleri), scrittrice e viaggiatrice britannica vittoriana, la Papessa Giovanna (Monica Nappo), figura controversa e quanto mai leggendaria, Lady Nijō (Paola De Crescenzo), concubina dell’imperatore giapponese nel XIII secolo, divenuta monaca buddista, Dulle Griet (Cristina Cattellani), la strega fiamminga dipinta da Bruegel alla guida di una folla di donne attraverso l’Inferno e infine Griselda (Valentina Banci), la paziente sposa di cui narra Chaucer ne I racconti di Canterbury e ancor prima Boccaccio nel Decameron. Spicca Marlene (Sara Putignano), una volitiva donna contemporanea, inguainata in un provocante abito rosso. E’ lei che ha organizzato la cena per festeggiare un suo brillante traguardo lavorativo ed è sempre lei a fare in modo che le donne evochino i propri ricordi passati, accomunati da miseria, violenze e oppressioni patriarcali. 

Un incontro onirico, durante il quale ogni personaggio si interrompe reciprocamente, nel tipico stile della Churchill dell’overlapping dialogue ovvero il dialogo sovrapposto. Frammenti di storie diverse, eppure complementari, che mettono a fuoco il prezzo che queste donne hanno dovuto pagare per farsi strada in un mondo di uomini. La volitiva Isabella Bird ha perso gli affetti, Lady Nijō si è vista strappare i figli, frutto di reiterate violenze, la Papessa Giovanna è stata lapidata perché donna, Griselda si è elevata di rango, ma ha sopportato la malvagità del marito a cui ha giurato eterna fedeltà, Dulle Griet ha combattuto da guerriera, ma ha perso la sua umanità.

Complice la scenografia snella ed essenziale di Barbara Bessi, l’azione si sposta agevolmente nell’Inghilterra thatcheriana degli anni ’80, nell’agenzia di collocamento in cui lavora Marlene. La donna ha fatto una carriera fulminante, ma ha sacrificato la famiglia e gli affetti. Ha infatti lasciato la figlia Angie (Corinna Andreutti), ora adolescente irrisolta della quale si intuisce un lato oscuro nello stralunato dialogo con l’amica Kit (Martina De Santis), alle cure della sorella Joyce (Valentina Banci). Proprio l’aspro confronto finale tra le due donne, è uno dei momenti più potenti dello spettacolo, perfetta controparte della bellissima ed evocativa scena iniziale, sorta di quadro animato, con i bellissimi costumi di Daniela Ciancio, che combina dettagli e scelte cromatiche di grande contrasto, caratterizzando minuziosamente i personaggi.

Lo spettacolo di Monica Nappo si affida a un gruppo di ottime interpreti – completa il cast Simona De Sarno – in cui spiccano le prove di Sara Putignano, intensa e disturbante Marlene e di Valentina Banci, nel difficile doppio ruolo della remissiva Griselda e della rabbiosa Joyce.

Quello che non convince del tutto è tuttavia il testo della Churchill, che a differenza di altri – si pensi ad esempio a Sleepless – non decolla nei momenti di dialogo sovrapposto, mancando l’innesto tra i diversi livelli. Senza aver letto il testo è inoltre difficile cogliere il fil rouge tra Marlene e le invitate al banchetto. E infatti, non a caso, la regia utilizza il dettaglio del copricapo rosso di Marlene per introdurla nel secondo atto. 

Dalla sua lo spettacolo mette a fuoco perfettamente il tema dell’immutabilità dei meccanismi di emancipazione. Il prezzo da pagare per fare carriera – che continua essere inevitabile prerogativa femminile –  esiste per le cinque donne del banchetto quanto per Marlene. Ma quello che sconcerta è la totale incomprensione e assenza di empatia tra i personaggi, che spinge a riflettere non poco sulle dinamiche femminili di ieri e di oggi.

Top Girls è stato visto alla replica al Teatro Carcano di Milano del 31 gennaio (in scena fino al 4 febbraio)

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