Può esistere una “tragedia perfetta”? Secondo Aristotele sì, e nella sua Poetica la individua in Edipo Re di Sofocle, in quanto modello drammaturgico perfettamente costruito. L’opera contiene infatti gli archetipi del teatro di ogni tempo grazie alla concatenazione di eventi che, in un crescendo di suspence, anticipa la struttura del nostro dramma poliziesco.
Questa tragedia affronta temi antropologicamente universali quali la drammaticità di una pestilenza di cui si cercano le cause che immancabilmente si scoprono consistere in una colpa umana; l’impossibilità di ‘conoscere’ la verità attraverso i propri sensi e i ragionamenti, a cui corrisponde però l’attrazione fatale del ‘vero’ che l’eroe Edipo cerca al di sopra di tutto e non ultime le ambigue sottigliezze dell’ironia tragica.

La nuova produzione di Kerkís – in scena al Teatro San Lorenzo alle Colonne dal 10 al 14 dicembre – affronta sperimentalmente un allestimento con tre soli attori per gli episodi, secondo l’uso antico di età classica, dove l’illusione scenica permetteva al protagonista, deuteragonista e tritagonista loro d’impersonare più ruoli.

Lo spettacolo assume così un alto valore di studio e di rivalutazione della tradizione antica. Per mezzo di soluzioni sperimentali e raffinate tecniche performative proprie della recitazione contemporanea, l’Edipo Re di Kerkís intende rispettare l’arcaicità del mito e del testo, ma al tempo stesso avvicinare questo capolavoro dell’antichità classica alla nostra sensibilità contemporanea grazie alla resa scenica.

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