Il capolavoro di Oscar Wilde torna in scena dal 3 al 31 dicembre al Teatro dell’Elfo nella regia divertita e complice di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia: un successo del 2017 che restituisce tutta l’allegra cattiveria di questa ‘commedia frivola per gente seria’.
Nell’Inghilterra di fine ottocento, i due ricchi scapoli Jack e Algernon usano senza saperlo lo stesso falso nome, Ernesto (in inglese “earnest”, che significa onesto). Tutto si complica quando i due si innamorano di Gwendolen, figlia della rigida Lady Bracknell e dell’amica Cecily, entrambe disposte a sposare ed amare un uomo purché si chiami Ernesto. Una serie di bugie ed equivoci fanno scaturire con sferzante ironia una feroce critica alla società vittoriana. Qui, più ancora che in altri testi, l’ironia caustica del grande autore irlandese riesce a svelare la falsa coscienza di una società che mette il denaro e una rigidissima divisione in classi al centro della propria morale. L’espediente più usato è il rovesciamento paradossale del senso, che, a una prima lettura, sembra preannunciare il teatro dell’assurdo. In realtà Wilde è più che mai impegnato a ‘smontare’, con sorridente ferocia, i luoghi comuni su cui si fonda ogni solida società borghese.

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