“Trappola per topi” con Lodo Guenzi, nel divertente adattamento di un classico di Agatha Christie

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In scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 19 novembre il classico dei classici di Agatha Christie Trappola per Topi, che debuttò nel lontano al 25 novembre 1952 all’Ambassadors Theatre di Londra, rimanendo ininterrottamente in scena nel West End – dopo essere approdato al St Martin’s Theatre – fino al 16 marzo 2020, per poi riprendere, dopo la pausa dovuta alla pandemia, il 17 maggio 2021.
Trappola per Topi è in assoluto lo spettacolo a più lunga tenitura al mondo, con la sua 28.915esima replica avvenuta a novembre 2022.

Non solo un giallo dalla suspence inimitabile con un finale sorprendente, ma un vero e proprio cult, con tanto di sito ufficiale continuamente aggiornato con tutte le rappresentazioni in giro per il mondo e un claim che è già di per sé un richiamo per il pubblico: “don’t just see it solve it”.

Lo porta ora in scena il regista Giorgio Gallione, che si affida per questa versione prodotta dalla Pirandelliana all’adattamento di Edoardo Erba, che, pur essenzialmente fedele alla partitura originale, fornisce un ritmo snello e contemporaneo alla storia.
Trappola per topi si svolge in una tipica e inquietante locanda inglese – la Locanda del Cacciatore versione italica del Monkswell Manor – e vede protagonisti la giovane coppia che la gestisce, Mollie e Giles Ralston e cinque strani avventori. Mentre aspetta l’arrivo degli ospiti, Mollie ascolta un servizio radiofonico sull’omicidio di una donna in cui si sottolinea che la polizia sta cercando un uomo con un soprabito scuro, osservato vicino alla scena.
In ognuno dei personaggi potrebbe nascondersi l’assassino, perché tutti sembrano avere dei segreti inconfessabili. Toccherà al Sergente Trotter, il bizzarro detective giunto alla locanda nel mezzo di una tormenta di neve, l’arduo compito di risolvere il mistero.

Puntando sulla scenografia deliziosamente gotica di Luigi Ferrigno – un carosello di teste d’alce incorniciate da una vetrata innevata e alcune poltrone vittoriane fanées, facciamo conoscenza con la fauna della Locanda del Cacciatore: i coniugi Ralston interpretati brillantemente da Claudia Campagnola e Dario Merlini e un gruppo di strani personaggi tipici del racconto giallo, ma attualizzati con un piglio alla Almodóvar, che traspare non solo dagli originali e variopinti costumi di Francesca Marsella, ma anche dalle ottime caratterizzazioni del cast. Stefano Annoni dà vita a un Christopher Wren, il primo ospite ad arrivare alla locanda, eccentrico, infantile, con la giusta dose di inquietudine. Molto particolare Il Signor Paravicini di Tommaso Cardarelli,  uomo di provenienza sconosciuta – non a caso nella versione originale ha un accento straniero –  apparentemente invecchiato da un pesante trucco. Completano il cast l’ipercritica e arcigna Mrs Boyle (Maria Lauria), il Maggiore Metcalf (Marco Casazza), sedicente militare in pensione, Miss Caldwell (Raffaella Anzalone) una donna fredda distaccata e Lodo Guenzi, nelle vesti del Sergente Trotter. Noto come il cantante della band Lo Stato Sociale, Guenzi non è a digiuno di teatro – avendo al suo attivo anche degli studi all’Accademia Nico Pepe di Udine – e porta in scena un Sergente Trotter molto credibile dallo sguardo stralunato, che empatizza subito con il pubblico. 
Molto azzeccato il sottofondo musicale di brani dei Beatles, che ha il pregio alleggerire ulteriormente il tono “gotico” della vicenda per proiettare lo spettatore in una dimensione scanzonata e a tratti volutamente comica.

Uno spettacolo divertente, che ha dalla sua il merito di avvicinare il pubblico di oggi al caro vecchio murder mystery che tanto ha entusiasmato le passate generazioni.

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