“L’amante” di Pinter all’Out Off

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Va in scena al Teatro Out Off porta in scena in prima nazionale da martedì 5 a domenica 10 maggio L’amante di Harold Pinter, con la regia di Luca Fusi. Lo spettacolo è il terzo e ultimo capitolo dell’ampio progetto Pinter Party di Farneto Teatro e BAS – Boffalora Acting Studio con il Teatro Out Off dedicato al drammaturgo inglese e alle nuove generazioni di interpreti: un intenso percorso di ricerca che indaga le incrinature della vita privata e le tensioni sotterranee che attraversano l’individuo contemporaneo.
Testo tra i più frequentati e al contempo più sottilmente perturbanti del repertorio pinteriano, L’amante si dispiega come un congegno drammaturgico di precisione, in cui una coppia, isolata nella periferia di una grande città, costruisce una doppia esistenza in un gioco di ruoli che è al contempo rifugio e trappola. In questo dispositivo domestico, apparentemente innocuo, si riflettono le contraddizioni di una società che confonde la libertà con la sua rappresentazione.
Interpretato da Erika Maria Cordisco e Simone Debenedetti, lo spettacolo affida alla nudità dell’azione e alla precisione del gesto attorale la restituzione di un equilibrio emotivo instabile, oscillante tra desiderio, dissimulazione e fuga.
Nel paesaggio umano delineato da Pinter – quello di una quotidianità quasi anestetizzata – si insinua una tensione sotterranea che trova espressione in un linguaggio al contempo leggero e crudele che restituisce, con apparente semplicità, la frattura tra fragilità contemporanea, identità sociale e verità affettiva. La relazione tra Riccardo e Sara diviene così un campo di forze, in cui la ricerca dell’equilibrio si confronta con la necessità di sostenere un gioco necessario. L’amante, uno dei testi più felici e rappresentati di Pinter − qui nella traduzione di Alessandra Serra −, è una fotografia a forte contrasto della coppia nucleare, tagliata da ogni vincolo sociale, nel proprio appartamento sperduto nella periferia di una grande città. Un paesaggio umano di questi anni di fragile benessere che Pinter descrive con crudele maestria. Uno sguardo che lo portava a dire (in accordo con tanta filosofia dei suoi tempi): viviamo nella repressione e fingiamo di vivere nella libertà.
“La perfetta scrittura di Harold Pinter – spiega Luca Fusi –  serve qui a indagare uno degli aspetti più insidiosi della nostra società neoborghese. Fin dove siamo disposti ad ingannarci per evitare di incontrare il mondo vero? Quali contorsioni siamo disposti a imporci, per evitare di incontrare l’altro? Che non ci piace, ma ci attira. Si può rischiare senza farsi male?”

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